"Ogni cosa è illuminata", diceva un famoso libro. Con i Verdena, ogni cosa è musicale. La band bergamasca è passata di nuovo in redazione trovarci - così come a gennaio aveva suonato dal vivo un brano da "Endkadenz Vol. 1", questa volta ha presentato un brano del secondo volume dell'album appena uscito.
Solo che questa volta abbiamo scelto uno spazio dalle scrivanie dove di solito giriamo i nostri Live@Rockol: li abbiamo "rinchiusi" nel nostro montacarichi che ogni tanto usiamo per peformamce acustiche, ispirandoci al famoso video della Blogotheque con gli Arcade Fire. "Ci sto con con il basso?", si chiede Roberta. In effetti, altri artisi avevano suonato nello stesso spazio, ma una band intera, quattro persone, non eravamo mai riuscite a farle stare.
Alberto invece esplora gli oggetti della stanza: un portacenere da sbattere sul tavolo, lo sportello di un armadio da chiudere, le porte dell'ascensore - pensa di fare una coda rumoristica alla canzone che hanno scelto di suonare, "Identikit". Poi ci chiede: "questo funziona?"
Funziona, eccome: è una parte dell'ascensore lo "strumento" che chiude questa stupenda versione di "Identikit" per voce, chitarra acustica, basso acustico, percussioni e iPad: lo potete scoprire vedendo il video fino alla fine. Ne vale la pena.
"Scrivo i pezzi in un inglese maccheronico, anzi nemmeno inglese, è una cosa strana, tipo inglese-arabo", dice Alberto del suo metodo compositivo. Però ogni volta che riprovo la canzone i suoni si ripetono, ci sono le stesse lettere esattamente negli stessi punti. Verso la terza prova inizio ad affinare il testo. A quel punto suona così bene, così adatto alla musica, che non posso che ricalcare in lingua italiana la fonetica dell’inglese maccheronico, riprendendo tutte le lettere lì dove sono, le “s” o le “t” nei punti giusti. È anormale, ma lo faccio da sempre. Solo che ai tempi di “Solo un grande sasso” ci mettevo 2 minuti a canzone, oggi ci metto un mese". Qua invece la versione di "Nevischio" suonata in redazione lo scorso gennaio.