NEWS   |   Pop/Rock / 03/09/2015

Low: esce "One and sixes": "Facciamo musica intimamente lenta" - INTERVISTA

Low: esce "One and sixes": "Facciamo musica intimamente lenta" - INTERVISTA

Ci sono gruppi che suonano solo come loro stessi, e come nessun altro. Hanno un marchio di fabbrica inconfondibile, creato in anni di lavoro e di musica. E rimangono riconoscibili e unici anche quando cambiano direzione. La prossima settimana, esce “One and sixes”, undicesimo disco di studio dei Low. La band di Duluth, nel rock indipendente americano, è una vera e propria istituzione. Una volta andava di moda il termine “slowcore”, per definire le lunghe, romantiche e lentissime melodie ipnotiche della band e dei sui epigoni. Come ci spiega Alan Sparhawk, loro preferiscono definire la loro musica “Slow at heart”, con un gioco di parole che richiama "Young at heart" (dallo spirito giovane), rieuscendo a presevare l'idea di lentezza. Musica intimamente lenta, si potrebbe tradurre.
“One and sixes” è un disco molto diverso dal precedente “The invisible way”, che venne prodotto da Jeff Tweedy (Wilco): iperminimale e acustico quello del 2013, decisamente più elettrico, pieno, a tratti dissonante quello del nuovo album. Ma gli intrecci sonori e vocali (con la moglie Mimi Parker) rendono le nuove canzoni un'altra stupenda raccolta delle uniche melodie dei Low.

Il nuovo album ha un suoni più pieno e cinematografico, a tratti quasi aggressivo. 
Le prime canzoni che abbiamo scritto ci sembravamo richiedere una maggiore spinta sui tessuti sonori ed emotivi, e abbiamo lavorato molto per arrivare al suono giusto. Di solito lavoriamo così: le prime canzoni danno la direzione, e il resto del lavoro è seguirla nella nella maniera giusta

Il disco precedente era molto diverso, forse per la presenza di Tweedy in cabina di regia. In retrospettiva, vi piace ancora quel suono? Perché avete cambiato strada?
Il disco con Jeff aveva canzoni più rilassate e semplici, con il piano e la chitarra acustica in bella evidenza, anche per lo studio dove lo abbiamo registrato, il loft dei Wilco a Chicago. Dopo “The invisibile way” avevo bisogno di materiale più scuro e dissonante: era da tempo che avevo in mente qualcosa del genere.

Questa volta avete registrato negli studi di  Justin Vernon, che però non compare nel disco.
Conosco Justin da anni, con noi è sempre stato molto gentile, ma ognuno di noi ha il suo spazio. Stava lavorando sulla sua musica e noi sulla nostra - magari l’occasione giusta arriverà, ma per ora già usare il suo fantastico studio è stata una grande collaborazione.

Presentando questo disco hai detto che la musica arriva dal presente, non da qualche posto lontano e magico. L’esatto opposto di quello che sostengono molti artisti, che ricorrono a questa metafora quando non sanno spiegare il loro processo creativo
Scrivere, certe volte, può sembrare come tirar giù le cose dall’aria, ma l’aria ti circonda, la respiri, ci parli dentro, e soffre quando tu soffri. Scrivere è un processo soggetto al momento presente, più di quanto noi musicisti solitamente vogliamo ammettere

Più di 20 anni di carriera, e la c’è ancora chi definisce “slowcore” la vostra musica. Siete d’accordo o vi dà fastidio?
E’ un buon modo, solo un po’ sbrigativo, se serve un’etichetta per quello che facciamo. Non siamo sempre lenti, ma arriviamo dalla lentezza: e questo aiuta a definire il nostro tono, il nostro minimalismo, anche la tensione e la dissonanza. In qualche modo la nostra musica arriva sempre, ma con il cuore lento.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi