Nicki Minaj a Milano: il report del concerto

Nicki Minaj a Milano: il report del concerto

Facile pensare ad uno show all’insegna dell’eccesso. Nicki Minaj è entrata nell’immaginario collettivo come una sorta di Barbie di colore del Queens, con le forme abbondanti, i capelli inverosimilmente biondi e i vestiti fatti di lustrini e colori accesi: il concerto di ieri sera all’Estathé Market Sound di Milano ha mostrato un lato della rapper originaria di Trinidad completamente diverso.

Lo spettacolo ha inizio alle 23, con un fortissimo ritardo. Il pubblico, in principio compatto di fronte al palco e scaldato dalle rime di G-Eazy, inizia a disperdersi con aria sfiduciata. Improvvisamente le luci dal palco e la proiezione delle immagini della Minaj richiamano l’attenzione degli spettatori: sullo schermo scorrono scene da red carpet che lascerebbero intuire un ingresso trionfale, da fuochi d’artificio e decisamente scontato, come da copione di una qualsiasi “diva pop-star”. La versatile rapper esordisce invece “in punta di piedi”. Mostra il suo lato umano sotto il beat dell’intima “All things go”, un vortice di parole sofferte più che aggressive, un contenuto esplicito tanto quanto personale, come era già stato fatto notare all’uscita del suo ultimo album “The Pink Print”. Durante la performance le ballerine fanno il loro ingresso sul palco e spogliano una Minaj vestita di nero in una sorta di metaforica danza dei veli. 

Non mancano tuttavia le controparti più spietatamente dance e hip-hop: lo spettacolo prosegue infatti con le rime crude di “Feeling myself”, brano in cui le parti cantate nella versione studio sono state affidate a Beyoncé.

L’aspetto di tutto lo spettacolo che lascia perplessi è il massiccio utilizzo delle basi musicali e la quasi completa reticenza della Minaj a cantare da sola i ritornelli, dando costantemente l’impressione di una artista sì versatile ma a suo modo incompleta. Il corpo di ballo regala però una fortissima presenza e spettacolarità al concerto, alternando movenze sinuose e twerking in brani come “Flewless” (cover rieditata di un pezzo della già citata Beyoncé) a coreografie più articolate e dal sapore hip-hop. Il beat aggressivo dalle sonorità “Trap” di “Anaconda”, la sensualissima hit costruita sul campionamento di “Baby got back” di Sir Mix-a-lot, spinge tutti i presenti a muovere il lato B senza vergogna e la florida rapper ha occasione di vestire i panni forse un po’ stereotipati della disinvolta regina del Queens. .

La Minaj offre la possibilità a due ragazzi scelti dal pubblico di dividere con lei il palco in “Whip it” e, con parole di affetto, dimostra di essere molto grata e affezionata al suo pubblico paziente. Dopo l’intermezzo fatto di grande interazione con i presenti si torna a capofitto nello spirito scatenato del concerto con “Hey mama”, il featuring della rapper con David Guetta. Seguono le celebri “The night is still young” e “Starship” che chiudono forse troppo frettolosamente (e senza bis) uno show nel complesso breve, per quanto intenso e sfaccettato.

(Vittoria Polacci)

SETLIST:
All things go
I’m feeling myself
The crying game
Beez in the trap
Flawless (Remix)
Anaconda
Where dem girls at
Super bass
Whip it
Truffle butter


Turn me on
Hey mama
The night is still young
Starships

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