Ne ho scritto solo ieri a proposito dell'affaire Jovanotti/Noisey/disc jockey, e già sono costretto a tornare sul tema.
Ieri il Web è stato invaso da una storia riguardante il rapper Briga e un suo presunto comportamento poco gentile nei riguardi di una fan. Rockol ha resistito per quanto possibile, poi è stato costretto a scriverne, pur prendendone tutte le dovute distanze. Ieri sera tardi, però, la situazione si è fatta grottesca: nell'home page di Corriere.it la presunta notizia campeggiava in alto a destra, in posizione di massima visibilità (il che, fra l'altro, la dice lunga sui criteri di valutazione dell'importanza di una notizia adottati dalla testata citata, e non solo da quella).

Il problema è che più o meno la stessa valutazione è stata fatta non solo da blog, webzine e siti di gossip, ma anche da testate che dovrebbero essere autorevoli (lo potete vedere qui).
Questo è un altro, ormai l'ennesimo esempio di come la professione del giornalista sia decaduta a livelli infimi. Nessuno, fra quelli che hanno giocato a proprio vantaggio sul nome e sulla popolarità di Briga, si è preso - scusate l'involontario gioco di parole - la briga di andare a verificare la veridicità di quanto riferito da una certa Federica Fusco (esisterà davvero?). Nessuno ha verificato con lei l'attendibilità del suo racconto (otto ore di coda? evidentemente la ragazza deve avere molto tempo libero, beata lei…); nessuno si è premurato di scoprire e accertare dove e quando si sarebbe verificato il fatto; nessuno, a quanto pare, ha avuto il tempo di guardare con un minimo di attenzione il breve filmato (che non documenta alcun gesto o parola di scortesia nei confronti della sedicente maltrattata); nessuno sembra sapere come si svolge un firmacopie (e infatti tutti attribuiscono all'entourage di Briga una presa di posizione avvenuta chiaramente da parte di un addetto alla sicurezza del negozio o centro commerciale in cui si sarebbe svolto il fatto); nessuno, infine, si è ricordato che il primo dovere di un giornalista è quello di verificare l'attendibilità dei fatti, di identificare la persona che li ha raccontati e di chiedere al personaggio additato al pubblico ludibrio la propria versione degli avvenimenti.
E questo non è un modo di fare giornalismo, o qualcosa che almeno gli somigli; è un modo stupido, ottuso e interessato di capitalizzare sulla notorietà di Briga per attirare clic sulla propria pagina.
Qualcuno ha già provato, prima di me, ad analizzare il "significato" di questo fatto: ma a mio avviso non ha centrato il punto. Il punto è, secondo me, che se queste cose accadono è soltanto colpa della sedicente categoria dei giornalisti (o, come ormai sono diventati i miei colleghi, "fornitori di contenuti"). E' purtroppo ovvio che se qualcuno scrive una stronzata sul Web la stronzata si moltiplica esponenzialmente, ma finché questo accade sul Web poco male, se ne accorgono solo gli stronzi che credono all'attendibilità di quel che leggono sui social network. Il fatto grave è che una stronzata diventa una notizia quando è ripresa da una testata "credibile" (si fa per dire) che pubblicandola le fornisce validità e dignità di notizia.
Prima che succeda, tanto so che succederà nei commenti a quanto sto scrivendo, voglio precisare che:
1 - non conosco Briga personalmente e non mi sta né simpatico né antipatico (anzi, questa disavventura me lo rende un po' simpatico);
2 - Rockol non è pagato né da una casa discografica né dall'entourage dell'artista per stare "dalla parte di Briga";
3 - a titolo del tutto personale, aggiungo che quando la sera della finale di "Amici" sono stato chiamato a far parte della giuria delle stampa ho quasi sempre dato voti più alti ai Kolors che a Briga.
Lo preciso non perché ci tenga alla stima di quelli che scriveranno idiozie sulla mia persona o su Rockol, ma perché ormai chiunque esprima un'opinione personale viene sistematicamente tacciato di farlo in malafede o per interesse privato.
Non è così: il mio interesse riguarda solamente la deriva vergognosa che ha preso il nostro lavoro, e l'irritazione per essere costretto a perdere tempo scrivendo quel che sto scrivendo anziché destinare quel tempo al mio lavoro vero, che sarebbe quello di trovare notizie di argomento musicale e condividerle con i lettori di Rockol.
Scusate se ho fatto perdere tempo anche a voi.
Franco Zanetti