‘Siamo indistruttibili’: Spandau Ballet a Milano, il report del concerto - FOTO

‘Siamo indistruttibili’: Spandau Ballet a Milano, il report del concerto - FOTO

È successo all’inizio di “Round and round”. In quel momento ho capito il senso del concerto degli Spandau Ballet, la platea del Forum di Assago piena di ex ragazze eccitate, l’entusiasmo e il calore. Il sipario alle spalle del gruppo inglese si è aperto e uno schermo ha cominciato a trasmettere immagini d’epoca, roba anni ’80. Quand’è apparso un primo piano di Tony Hadley ancora giovane il boato è stato enorme, persino più forte di quando, un quarto d’ora prima, il cantante era comparso sul palco in carne o ossa. Lì ho capito che le ultraquarantenni che avevano tutta l’aria d’avere lasciato a casa figli e mariti erano qui per celebrare la propria giovinezza, quel tempo in cui Hadley pesava la metà e faceva strage di cuori a ogni sobbalzo di ciuffo. Non ho percepito nostalgia e nessun santino da venerare, niente retorica generazionale, solo una gran voglia di festeggiare la propria esistenza e di riprovare certi brividi, almeno per una sera. Gli Spandau Ballet sono stati ospiti impeccabili del party: hanno guidato il pubblico in cori da stadio, hanno rivendicato le proprie radici, hanno officiato il trionfo dello spirito di gruppo sui conflitti personali, e hanno fatto ballare 10 mila di persone col loro funk bianco.

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Il Forum di Assago è pieno sulle gradinate e in platea, dove il pubblico di “anta” è stato fatto accomodare sulle sedie. Si alzeranno a intermittenza, per poi lasciarsi andare solo nei bis. Hadley è appesantito, mentre gli altri membri della band si mantengono bene, almeno a giudicare dalla mia postazione. In prima fila, oltre al cantante, ci sono il chitarrista e autore Gary Kemp e suo fratello e bassista Martin. Dietro, su una pedana, il polistrumentista Steve Norman, il batterista John Keeble e il tastierista aggiunto Toby Chapman. Il più applaudito è Norman che si divide fra percussioni – non sempre udibili nel pessimo sound che arriva alle gradinate, specie nella prima parte dello show – e sassofono. Lo suona in perfetta posa da videoclip: le gambe divaricate, la schiena inarcata, la testa buttata all’indietro. Lui e Gary Kemp sono le colonne portanti del gruppo. Quando attaccano i pezzi funk si sente la mancanza di una ritmica più “nera”, o per lo meno udibile: in “Chant No. 1” il basso non è che un suono gracchiante.

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A metà serata arriva il cosiddetto “Blitz medley”, dedicato al primo repertorio della band e al locale di Camden Town, il Blitz appunto, dove il gruppo mosse i primi passi assieme ai Visage, ai Culture Club e alla sottocultura del New Romantic, che prima di sconquassare classifiche e ormoni era uno stile underground mutuato da Roxy Music e David Bowie. Sono gli “altri” Spandau: mitteleuropei, più cupi e rock, vicini all’estetica sonora della new wave, con Gary Kemp che abbandona la chitarra e mette le mani su un piccolo sintetizzatore. Hadley rende omaggio a Steve Strange, che appare in foto. Il pubblico non reagisce, probabilmente non lo conosce. Così come cade nel vuoto il nome di Trevor Horn, produttore dei pezzi nuovi che vengono suonati, “This is the love” e “Steal”. La gente è qui per tutt’altro motivo. Cantante e chitarrista spariscono durante lo strumentale “Glow” e ricompaiono su un palchetto montato nell’area del mixer. Kemp imbraccia una chitarra a doppio manico e Hadley intona “Empty spaces” e un frammento di “Gold”. Il finale, di nuovo sul palco principale, è tutto un coro: “I’ll fly for you”, “Lifeline” e “True”, eseguita di fronte a centinaia di schermi illuminati, rappresentano l’essenza degli Spandau, qui in Italia. Hadley è talmente felice da ripresentarsi sul palco con una birra nella mano destra e un Jack Daniel’s nella sinistra.

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Finisce con i musicisti schierati sul fronte del palco con in mano un tricolore. Hadley dice “Italia numero uno” e promette che torneranno. Poco prima, all’inizio dei bis, un filmato aveva rivelato l’altro sottinteso narrativo della serata, la causa legale che ha contrapposto Hadley, Norman e Keeble a Gary Kemp per una questione di royalties. Oggi forse non sono una band di fratelli, però convivono più che dignitosamente sul palco e ribaltano il senso di “Through the barricades” trasformandola in una canzone sulla fine della loro guerra personale. Il pubblico è vinto e li accompagna di nuovo in coro per “Gold”. Per un attimo m’è sembrato che gli Spandau la stessero dedicando alle quarantenni e le quarantenni agli Spandau, in un gioco di specchi: “You’re indestructible”, siete indistruttibili.

(Claudio Todesco)


SET LIST:
"Soul boy"
"Highly strung"
"Only when you leave"
"How many lies"
"Round and round"
"This is the love"
"Steal"
"Chant no. 1"
"Reformation"
"Mandolin"
"Confused"
"The freeze"
"To cut a long story short"
"Raw"
"Glow"
"Empty spaces"
"Gold"
"Once more"
"I’ll fly for you"
"Instinction"
"Communication"
"Lifeline"
"True"
"Through the barricades"
"Fight for ourselves"
"Gold"

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