Alison Moyet in Italia: 'Gli anni '80? Solo uno dei miei 5 decenni' INTERVISTA

Alison Moyet in Italia: 'Gli anni '80? Solo uno dei miei 5 decenni' INTERVISTA

Chi è cresciuto negli anni ’80 se la ricorda bene, sia per gli Yazoo che per la carriera solista. Alison Moyet era la metà del duo con Vince Clarke (fondatore dei Depeche Mode, da cui era appena uscito perché voleva un suono più danzereccio. E la loro “Don’t go” è diventata una delle canzoni simbolo del pop di quel periodo. Poi la carriera solista, già a metà degli anni ’80. E quella voce, potente, scura, inconfondibile .La cantante inglese sarà in Italia per la prima volta la prossima settimana, il 24 febbraio al Fabrique di Milano. E non sarà uno show nostalgico, non solo. Perché Alyson Moyet non ha mai smesso di fare musica, ed è reduce da uno dei periodi più creativi della sua carriera, quello seguito a “The minutes”, disco inciso nel 2013 con  Guy Sigsworth (già produttore di Madonna e Bjork) e al relativo “Minutes and seconds live”, su cui sarà basato lo show. 

“Non mi da fastidio essere collegata agli anni ’80”, racconta Alyson Moyet a Rockol. “In fin dei conti è uno dei cinque decenni in cui ho vissuto, peraltro neanche il più felice, sicuramente non quello in cui ho fatto il lavoro migliore. Sono il decennio che mi ha permesso di arrivare fin qua, felicemente attiva nello scrivere e nello stare su un palco. Sono diventata famosa in quell’era, ma chiamarmi una cantante degli anni ’80 è ridicolo:  non stavo suonando i cuccchiai negli anni ’70, e non stavo abbaiando nei ’90”, spiega, con ironia e decisione. “Con gli Yazoo sembrò tutto così semplice: scrivemmo una canzone, la registrammo, la radio la passò, e da una notte all’altra arrivò il successo, come bambino che ha un regalo senza sforzo alcuno. Non sapevamo il valore di nulla, oggi è tutto diverso”.

Forse per questo che non si arrabbia neanche quando le si ricorda che la stampa inglese ha parlato di “risurrezione”, per l’ultimo album: “Risurrezione? Non so, ma ‘Minutes’ è il mio miglior lavoro, non cambierei nulla, neanche un suono. Essere accolti con una reazione positiva non genera cattive sensazioni, anche se si usano parole così”.

E poi spiega: “Il mio ultimo album è una collezione di materiale originale che ho scritto assieme a Guy Sigsworth. L’idea era di fare l’opposto di ciò che fanno ultimamente gli artisti solisti, ovvero coinvolgere più persone possibile per scrivere e produrre. Lo trovo un metodo cinico e poco artistico: io invece volevo fare un album con un solo collaboratore principale. Peraltro non avevo nessuna casa discografica, e nessuna interessata, quindi nessuno che mi dicesse cosa dovevo fare. Nessun consiglio non richiesto. L’abbiamo prodotto in studio e proposto a case discografiche solo quando era già finito, e c’è stato il 'momento eureka' con la Cooking Vinyl, che ha capito cosa volevo e cosa volevo dire. Volevo fare un disco ambizioso e creativo, ma anche melodico: continuo la mia ricerca per una scrittura lirica e poetica, che si appropriata alla mia esperienza di vita. Non credo che con l’età si debba diluire la propria voce, o provare a parlare con quella di un giovane. Non è più il momento di essere viscerali, alla mia età”.

Un ritorno all’elettronica, quindi, ma con la maturità attuale. La stessa impronta che avrà lo show: “Ho cantato dal vivo con una formazione classica per molti anni, per soddisfare il mio interesse nella canzone tradizionale: spesso adattavo il vecchio repertorio, facendolo diventare più lento e blues. MI piaceva quell’intimità, ma volevo più energia, a questo giro. Ho un colore nella mia voce che tende a perdersi con le chitarre e con i legni. La cosa bella dell’elettronica è che come dell’acqua su un piano. Vedi il volume, il riflesso di ogni bolla. Per questo ho pubblicato anche un disco dal vivo: versioni delle canzoni del disco e qualche nuova versione elettronica delle mie hit soliste e dei brani degli Yazoo”.

Differenze tra ieri e oggi? “Degli anni ’80 periodo mi ricordo soprattutto le attese: non è come oggi in cui sai esattamente in ogni momento come sta andando il tuo disco. Ti sedevi e aspettavi le classifiche per vedere com’era andata quella settimana, e se era andata male potevi sperare che si riprendesse in quella successiva. Oggi tutto si gioca in diretta una settimana: se fallisci subito, non ti rialzi più. Oggi sono più tranquilla e consapevole: Andare in tour è il mio passatempo preferito. Amo suonare dal vivo, è un’esperienza intensa e divertente: non mi faccio problemi ad interrompere una canzone se non funziona. Niente jazz e molto rumore, questa volta”.

Talmente consapevole che del concerto italiano dice: “Sono fuori dal radar dal vostro paese da molto tempo: non mi aspetto certo una folla. Ma non importa: potrebbe essere l’unico concerto della mia carriera in Italia. Farò in modo che ci c’è se lo ricordi”

(Gianni Sibilla)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.