Esce il 20 gennaio l'album che segna il ritorno sulla scena di Marracash, a quattro anni di distanza dal precedente "King del rap": si intitola "Status", come il singolo uscito lo scorso maggio 2014. Il nuovo lavoro del rapper della Barona si presenta con un titolo che è uno "statement", una presa di posizione precisa e una definizione di identità rispetto alle incertezze che ruotano attorno alla definizione di "hip hop", perlomeno in Italia: "Lo status per me è dato dall'insieme di background e carriera che ho costruito negli anni", racconta Marracash alle telecamere di Rockol. "In dieci anni ho creato un percorso fatto di sperimentazione, ho creato un 'profilo'. 'Status' è il coronamento di questa cosa: fare un disco suonato e mixato bene da produttori che hanno lavorato con grossi artisti esteri, con un featuring importante come quello con Tiziano Ferro o Neffa."
L'album è stato terminato a dicembre, dopo un periodo trascorso all'estero alla ricerca di nuovi spunti e nuove sonorità. Il mix del disco è stato curato da Anthony Kilhoffer, braccio destro di Kanye West. "Parte del disco l'ho scritta a Londra dove ho vissuto tre mesi e mezzo; un'altra ad Amsterdam un'altra ancora a Los Angeles e infine nel quartiere in cui vivo a Milano. Questo per quanto riguarda i testi, mentre il beat invece è molto etereogeno, ne ho ascoltati centinaia e li ho selezionati senza farmi influenzare da chi fosse il produttore. Su diciotto brani del disco i produttori coinvolti saranno almeno una quindicina."
Il primo ascolto della tracklist rivela un intento più "cinico" rispetto al passato, sonorità più cupe e un approccio alla scrittura maturo. "Questo disco per me è la riscoperta dell'hip hop. E' un ritorno a quello che io sognavo quando facevo musica, i miei primi intenti. Ho capito chi volevo essere: come dico in "Vendetta" il mio intento è educare i ragazzi ad essere ribelli. E' ciò che io ho sempre voluto dalla musica, non volevo diventare cose che odiavo, non volevo diventare la Laura Pausini del rap. Per questo sono contento di aver fatto questo disco."
Il disco contiene diverse collaborazioni: salta all'occhio quella con Tiziano Ferro nel brano "Senza un posto nel mondo". Ci chiediamo: in un presente in cui l'hip hop sconfina spesso nel "pop", come coniugare la presenza di un featuring con un re indiscusso del pop, come Tiziano Ferro, all'interno di un disco che del rap rivendica l'assoluta autonomia? "Il duetto con Tiziano Ferro è interessante: è nato perchè lui aveva citato 'King del rap' tra i suoi dischi preferiti e dal fatto che lo considero un'artista con sonorità internazionali, non è marcatamente italiano o 'retrò'. Abbiamo tirato giù una canzone che non è una canzonetta, è molto "meaning", non è per niente una 'spacca-classifiche'."
"Crack" è il brano che sembra essere il manifesto del disco. "L'hip hop è diventato un po' per paraculo.Volevo che 'Crac' fosse una rottura: c'è un prima, c'è un dopo e nel mezzo c'è un crack. Ci sono davvero molte cose in questo paese che ti farebbero venire voglia di fumare crack. Penso che ognuno abbia le sue."