Ti chiami Glyn Johns, hai 72 anni e una carriera di fonico e produttore alle spalle - Rolling Stones ("Beggars banquet", "Sticky fingers", "Let it bleed"), Beatles ("Let it be", "Abbey Road"), Who ("Who's next", "Quadrophenia", "The Who by numbers"), the Band ("Stage fright"), Neil Young ("Harvest"), Eagles ("Desperado", "On the border"), Clash ("Combat rock") e molti altri -, sei da poco stato indotto nella Rock'n'roll Hall of Fame" e hai scritto un libro di memorie, "Sound man", che deve uscire il 13 novembre 2014.
Cosa devi fare per promuoverlo? Be', facile: trovare (e magari arricchire con un po' di fantasia) un aneddoto che non possa non attizzare i giornalisti che ti intervisteranno.
Così a "Uncut" racconti di quella volta che in un aeroporto di New York ti sei imbattuto in Bob Dylan, che era accompagnato da Jann Wenner, fondatore della rivista "Rolling Stone". "Dylan mi chiese notizie sull'album dei Beatles che avevo appena finito di registrare e mi fece molti complimenti per il mio lavoro con i Rolling Stones in tutti quegli anni, e io gli risposi con qualche frase di circostanza a proposito di quanto lui avesse influenzato tutti noi. A quel punto lasciò scoppiare una bomba: disse che aveva in mente di registrare un disco con i Beatles e gli Stones, e mi chiese di cercar di capire se loro sarebbero stati interessati. Mi misi subito all'opera: pensavo che il modo migliore sarebbe stato raccogliere materiale musicale da John Lennon e Paul McCartney, Mick Jagger e Keith Richards, Bob Dylan e George Harrison, poi mettere insieme una sezione ritmica con membri dei Beatles e degli Stones e poi mettersi a registrare le basi. Telefonai a Keith e a George, che trovarono l'idea fantastica; poi a Ringo, Charlie Watts e Bill Wyman, che si dissero disponibili; John rispose di non essere interessato, Paul e Mick risposero che assolutamente non l'avrebbero fatto".
Naturalmente, la notizia ha del clamoroso. C'è solo da capire se sia vera, o almeno verosimile. Johns non si ricorda quando sia accaduto l'incontro con Dylan, ma - tutto considerato - l'unico periodo di tempo possibile per collocarlo sarebbe dopo la fine delle registrazioni di "Abbey Road", quindi nell'estate del 1969, quando Jann Wenner stava preparando la sua intervista con Dylan che uscì su "Rolling Stone" del 29 novembre del 1969.
Ora, ragioniamo. Jann Wenner fa il giornalista, è vivente e contemporaneo, e non ha mai raccontato questa storia (che, appunto, è una storia grossa - difficile che un giornalista se la tenga per sé, no?). Gli altri coinvolti hanno quasi tutti scritto o autorizzato un'autobiografia (McCartney, Keith Richards, George Harrison, Bill Wyman) o hanno rilasciato interviste esaustive (John Lennon); francamente, vi pare possibile che nessuno di questi si sia mai ricordato dell'episodio e l'abbia raccontato? Nemmeno Lennon, che si sarebbe ampiamente gloriato di aver rifiutato una proposta di Dylan, in considerazione della rivalità intellettuale e artistica che ha sempre contraddistinto il suo rapporto con il cantautore americano?
E infine: secondo voi, Dylan avrebbe affidato a un fonico appena incontrato, che non conosceva e col quale non aveva mai lavorato, una missione diplomatica così delicata?
Mah. Ci pare una gran bella storia, ma - appunto - una bella storia e basta. Vedremo se qualcuno la confermerà, ma francamente ne dubitiamo.
(fz)