50 anni di Moog: il contributo di Tony Pagliuca (Le Orme)

50 anni di Moog: il contributo di Tony Pagliuca (Le Orme)
Credits: Vincenzo Nicolello / Concessione in uso a Rockol

Per celebrare i cinquant'anni dalla presentazione del primo modello di sintetizzatore Moog, Rockol ha chiesto ai più grandi interpreti italiani di questo strumento una testimonianza di prima mano. Questo il contributo di Tony Pagliuca (Le Orme).

"Il Moog è stato uno dei protagonisti della mia carriera musicale, ha ricoperto un ruolo di primo piano nelle mie principali produzioni. Era il 1971 e, insieme agli altri componenti de Le Orme, stavamo realizzando l'album 'Collage', uno dei primi esempi del progressive italiano: avvertivamo l'esigenza di condire gli arrangiamenti dei brani di quel disco con il suono rivoluzionario del Moog, che allora era ancora in fase sperimentale. Così, non potendoci permettere il lusso di acquistare questo straordinario strumento, pensai di costruire (con l'aiuto di un mio amico tecnico, che riparava televisori e radio) una sorta di equivalente del Moog: si trattava di un oscillatore, che poi non è altro che la forma-base, il cuore e la cellula madre del sintetizzatore Moog (basta applicare all'oscillatore dei filtri al suono o cambiarne la forma d'onda, infatti, per avere una macchina più completa, che è il Moog).

Utilizzammo questa apparecchiatura nel finale dei brani 'Sguardo verso il cielo' e 'Immagini', contenuti all'interno di 'Collage'. E in molti, critici musicali ed esperti del settore compresi, scambiarono il suono di quell'oscillatore per il suono del Moog. Nel 1972, poi, con molta fatica (soprattutto economica) acquistai il Minimoog. Cosa rappresenta il Moog? Sicuramente è stato uno strumento di rottura, uno strumento rivoluzionario: ancora oggi, il sintetizzatore Moog riesce a fare la sua bella figura in molti dischi. Si può dire che è stato il padre, o forse il nonno, di tutti i sintetizzatori".

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