Phil Selway, intervista: il nuovo disco solista e la missione dei Radiohead

Phil Selway è un musicista piuttosto occupato di questi tempi. Nei giorni in cui pubblica il secondo album solista "Weatherhouse", in uscista oggi 7 ottobre, entra in sala d'incisione coi Radiohead per dare un seguito a "The king of limbs". Prima dell'estate ha composto ed eseguito con Adem Ilhan e Katherine Mann, in arte Quinta, le musiche per uno spettacolo commissionato dalla Rambert Dance Company. Niente male per un batterista che fino al disco solista del 2010 "Familial" era rimasto defilato, quasi schiacciato dal peso artistico di Thom Yorke e Jonny Greenwood. "'Familial' è stato un punto di partenza", racconta con garbo. "Volevo che fosse un disco intimo, e così è venuto. Questa volta è diverso. Di mezzo c'è stato il tour con Quinta, che avevo conosciuto girando coi Radiohead, e con Adem, che non è solo un musicista, ma un vero artista. La dinamica che s'è sviluppata fra noi tre mi ha permesso di portare la musica a un altro livello. Mi sono detto: le vecchie canzoni andavano bene per i piccoli locali, ma in un posto più grande cosa posso suonare?".

E così, con in testa l'idea di espandere il suo mondo sonoro, Selway ha preso in mano bozze di nuove canzoni e demo che aveva registrato durante il tour del 2012 coi Radiohead, più "It will end in tears", una canzone esclusa dal primo album. "Abbiamo lavorato nello studio dei Radiohead nell'Oxfordshire, praticamente dietro casa mia. Avere a disposizione tutte quelle attrezzature ci ha ispirati. Si sono dischiusi nuovi orizzonti. È stato liberatorio". Non a caso, le atmosfere e le tessiture strumentali dell'album avvicinano Selway alla poetica sonora dei Radiohead, abbinata a un gusto melodico che la band di Thom Yorke non coltiva da anni. La prima canzone incisa dal batterista e dai suoi due partner per "Weatherhouse" è stata "Coming up for air". Selway la descrive come una riflessione sulla sua vita, una sorta di manifesto di autoaffermazione. "Strano, a volte, come rileggendo i testi che scrivi finisci per scoprire qualcosa su te stesso. Quando li metti per iscritto o li racchiudi in una canzone, come per magia i tuoi pensieri diventano tangibili. 'Coming up for air' rappresenta quel che avevo per la testa quando ho cominciato a lavorare al disco. Ci ha portati immediatamente in uno spazio diverso, ha dato la possibilità di fare cose nuove, ha dettato il tono di quel che è venuto dopo".



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"Familial" era l'album di un batterista che abbandonava momentaneamente il suo strumento per scoprirsi songwriter e cantante. "Weatherhouse" è il disco di un musicista completo che evoca sentimenti contrastanti di appagamento e disconnessione emotiva. È dedicato a Scott Johnson, l'assistente morto nel 2012 nel crollo del palco dei Radiohead a Toronto. "È come un talismano. È un album in cui ti puoi immergere. Volevo che avesse arrangiamenti complessi e al contempo pieni di calore. Torno a suonare la batteria, forse è per questo che è possibile trovare somiglianze coi Radiohead", dice quando gli faccio notare l'assonanza fra la melodia cantata della nuova "Ghosts" e quella di "Exit music". In quanto batterista, Selway non si sente sminuito dall'uso di pattern ritmici elettronici, tutt'altro. "L'uso di drum machine e percussioni elettroniche ha migliorato immensamente il lavoro dei batteristi. Coi Radiohead mi capita di suonare assieme a un sequencer: mi spinge a creare dinamiche nuove, permette di trovare soluzioni inedite al problema degli arrangiamenti. L'elettronica è parte del dialogo musicale della band. È una sfida salutare. Ha cambiato il modo in cui suono. Ora riesco a esprimermi di più".

È un buon periodo per chi ama i Radiohead. Oltre al disco di Selway sono usciti "Tomorrow's modern boxes" di Thom Yorke e "Radio rewrite" in cui il genio del minimalismo americano Steve Reich riscrive "Everything in its right place" e "Jigsaw falling into place". Intanto, Jonny Greenwood coltiva la carriera parallela di compositore colto e firma la colonna sonora del film di Paul Thomas Anderson "Inherent vice", in Italia nel febbraio 2015 (secondo quanto riferisce Slate conterrà anche l'inedito dei Radiohead "Spooks"). "Beh, è un buon periodo anche per chi fa parte dei Radiohead", commenta Selway ridendo. "I dischi solisti di Jonny e Thom sono fantastici. Sai, ci siamo appena riuniti per lavorare al nuovo album dei Radiohead. Siamo nelle fasi iniziali. C'è parecchia creatività nell'aria, molta vitalità. È eccitante. Vediamo dove ci porterà la musica". Non hanno paura di ripetere se stessi? "Quando torniamo assieme qualcosa succede. Sempre. Hai ragione, è dura non ripetersi, ma la spinta a evitarlo è iscritta nella natura del gruppo. È la nostra missione: ogni volta che entriamo in studio ripensiamo i Radiohead".

(Claudio Todesco)

 
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