Fumi di Londra: Lory Muratti incontra François Testory

La porta di casa di François Testory è laccata di nero ed è segnata in più punti dai giorni passati senza tregua sulle facciate delle Town Houses del quartiere. Vista dal marciapiede di una via nascosta dalle parti di Ladbroke Grove suggerisce la presenza di un passaggio verso un luogo e un tempo molto distanti da ciò che conosciamo noi abitanti di questo pianeta. Una dimensione che, pur sforzandomi, non riesco in alcun modo a immaginare.
Sono in anticipo di dieci minuti sul tè delle cinque, rifugio scelto da entrambi per rivedersi dopo anni, così attendo e ascolto risuonare nelle mie orecchie lo splendido tema di “Going up”, brano di chiusura dell’ultimo disco pubblicato nel 2005 dalla geniale sperimental-band dei Coil e cantato proprio da François dopo la scomparsa di John Balance, voce e co-fondatore del progetto insieme all’ex Throbbing Gristle Peter Christopherson.

Un motivo questo già di per sé sufficiente a far diventare il nero di quella porta ancor più denso, misterioso e sfaccettato, proprio come la personalità di colui che mi attende. Nero che decido infine di avvicinare spingendo un cancelletto arrugginito che gocciola ancora la pioggia di stamane.
Suono il campanello aggrappandomi nel mentre all’antica maniglia, temendo forse che la porta stessa possa sfuggirmi sotto gli occhi trasformandosi in qualcosa di diverso. Pratica quest’ultima che il padrone di casa ha messo in opera a lungo con sé stesso, solcando e attraversando i palcoscenici di tutto il mondo.
Ballerino, attore, performer, cantante dalla voce inconfondibile, François sfugge allo sguardo superficiale e vive, per sua fortuna, sul sottile confine tra il genio e l’incomprensione degli uomini privi di curiosità.
“Segui le scale e ignora le porte” recita profetica dal citofono la voce del mio ospite che mi parla in inglese con un affascinante suono francese, e la maniglia scatta fra le mie dita trascinandomi con sé. I gradini della scala interna ricoperti di moquette cigolano di vecchiaia, ed io li affronto con esitazione, incuriosito dalle porte da lui appena nominate e affacciate sulla scalinata in modo del tutto irrazionale. A differenza di quella che ho appena superato non sembrano infatti portare in nessun luogo.
“Sali fino in cima” grida ora François in italiano dall’alto, ricordandomi quanto lui ami mescolare i linguaggi, ma quando alzo gli occhi per cercarlo non trovo già più tracce del suo sguardo, e della sua voce resta soltanto un’eco.
Al termine di quattro piani di scale scopro che gli ultimi gradini entrano direttamente nelle sue stanze. Si direbbe che le porte siano state concentrate tutte all’ingresso, qui nel sottotetto si apre invece il regno dell’immaginazione dove François mi accoglie in un balzo come mi avesse catturato nel “Sogno di una notte di mezza estate”.


François ha danzato, cantato e recitato per una vita intera accanto al grande coreografo, mimo e ballerino inglese Lindsay Kemp. François ha attraversato la suburbia musicale londinese in mille modi diversi, trascinando sui suoi passi anche i nomi più influenti della scena degli anni ‘80. François ha gli occhi stanchi oggi e sembra abbia appena finito delle prove in teatro, mentre mi chiede se ho fame di cibo per il corpo o di cose adatte all’anima. François è invece appena rientrato a Londra da una lunga tournée in Russia, un posto che, mi dice, lo fa sentire smarrito. François Testory viene ricordato da certuni come il sofisticato vampiro che recitava accanto a Tom Cruise e Brad Pitt in “Intervista col vampiro”.  François però beve solo tè verde e ne versa anche per me.
“Ogni casa è sempre troppo piccola…” mi dice “ e non sono mai le cose a riempirla, ma i ricordi”.
Guardandomi attorno mi sento sommerso a mia volta, ma mi lascio andare fra i suoi racconti e gli faccio domande che potrebbero facilmente trasformarsi in una nuova intervista col vampiro. Un’intervista che riguarda però anche me, quando ci ritroviamo a parlare di cose da produrre e registrare insieme e di vecchi nastri da salvare, di canzoni sepolte in uno studio di registrazione italiano dove decidiamo, un giorno di questi, di tornare assieme e mettere fine all’attesa. L’attesa di quelle note da lui incise anni fa e mai divulgate. L’attesa delle voci di illustri ospiti che con lui hanno condiviso quel viaggio musicale, nomi talmente ingombranti da non potersi nemmeno trascrivere. L’attesa mia di vedere quel lavoro abbandonato venire alla luce e illuminare all’improvviso chi ancora non sa.
È parlando di quei giorni passati e di un amico che non c’è più che François quasi si commuove, e lascia il tavolo al quale siamo seduti portando le mani a incrociarsi dietro la schiena. Muove alcuni passi e raggiunge la grande finestra che dà sulla strada da dove io guardavo senza sapere di essere visto.
François Testory si perde nel suo stesso riflesso appannato, e nel medesimo istante io prendo le sembianze del Daniel Molloy di Ann Rice e inizio a registrare le parole dell’elegante vampiro che ha vissuto decine di vite. L’uomo arrivato qui da un’altra epoca che, senza togliere lo sguardo dall’orizzonte, mi concede oggi di conoscere i fatti e forse mi svela più di quanto non avesse in programma di fare a proposito di una storia che lui sembra aver vissuto e ascoltato per secoli, e che molti di noi attendevano invece da tempo di scoprire.

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