Graham Coxon presenta 'Happiness in magazines': 'I Blur? Acqua passata...'

Graham Coxon, meglio conosciuto come (ex) chitarrista dei Blur, rafforza in questi giorni le sue credenziali come solista con la pubblicazione del quinto album, “Happiness in magazines”. Ma, nonostante un approccio decisamente lo-fi, il cantautore inglese non si riconosce affatto in questa definizione. “Che intendi per lo-fi? Guarda che il disco è stato registrato utilizzando apparecchiature molto costose. Se per lo-fi intendi registrazioni su 4 piste, beh, allora anche Jimi Hendrix era lo-fi”. In realtà è più l’attitudine da “buona la prima” che rende il sound di “Happiness in magazines” così grezzo ed essenziale. “E’ un discorso che poteva valere per i miei album precedenti. ‘Sky is too high’ lo abbiamo registrato in cinque giorni, ‘Golden d’ in due settimane. ‘The kiss of morning’ di nuovo in cinque giorni. Quest’ultimo è quello che ha avuto il tempo più lungo, dieci settimane, per me un’infinità… Non mi piace rimanere in studio per troppo tempo, aspettare che il fonico sia pronto, che il bassista registri la sua parte… E tra l’altro chiudere tutto in pochi giorni è meno costoso”. Ma bisogna avere le idee ben chiare per registrare tutto in così poco tempo. “Io mi sono sempre preparato molto prima a casa mia, con un registratore a 4 piste. Quando sono entrato in studio avevo già in mente tutti gli arrangiamenti, il suono e la forma delle canzoni e come dovevano arrivare all’ascoltatore. Ho preparato un nastro con 25 pezzi e l’ho passato a Stephen Street (produttore dell’album), che chiaramente ha avuto le sue obiezioni. Quando registro a casa mia sono più coinvolto nell’esecuzione, anche se so che tutto deve poi essere perfezionato”. Qual è stato il contributo di Stephen? Che suggerimenti ti ha dato? “L’ho voluto con me perché ero sicuro che insieme avremmo potuto lavorare sodo su certi punti su cui io volevo lavorare sodo, come ad esempio le parti vocali. Ne ho avuto dimostrazione sul come è riuscito a sposare perfettamente voce e batteria. Non si è mai fatto problemi ad interrompermi e farmi risuonare là dove non avevo eseguito bene una parte. Il risultato finale mi sembra ottimo. Trovo che questo album abbia molto più corpo e struttura dei precedenti”. Nel disco Croxon suona quasi tutti gli strumenti, eludendo tutti coloro che ancora lo considerano come l’ex chitarrista dei Blur. “Tutti gli strumenti, sì. Tranne gli archi e il corno francese. Credo che, quando sai suonare la chitarra e la batteria, probabilmente sei in grado di suonare anche il basso… quindi non so se considerarmi un chitarrista puro o meno. Quello di cui ora sono sicuro è che sono un songwriter, anche se è impossibile scrollarmi di dosso etichette che ormai appartengono al passato”. Entrando nello specifico delle nuove canzoni, un brano come “Bitter sweet bundle of misery” suona decisamente pop. “Hai ragione, ma mentre la stavo scrivendo non riuscivo a rendermi conto di ciò. Le mie canzoni nascono sempre attraverso un processo casuale. Forse non sono molto bravo, ma non riesco a decidere se una canzone deve nascere in un determinato modo o meno. In effetti, quando mi sono ritrovato a riascoltare questa canzone, mi sono detto ‘oddio, è come una di quelle canzoni pop che trasmettono per radio’. Ma non posso farci nulla”. Mentre “Ribbons and leaves” ha un mood completamente diverso dal resto dell’album, come se fosse stata composta in un periodo diverso rispetto alle altre canzoni. “Sì, l’ispirazione l’ho avuta precedentemente alle altre, ma la fase di definizione è avvenuta assieme alle altre. Tutte le canzoni sono nate nel giro di un anno, a partire dall’autunno del 2002”. Il titolo del disco sembra essere una critica nei confronti dei media e della realtà raccontata dai giornali. “I media a volte possono essere negativi, soprattutto quando vogliono promuovere a tutti i costi qualcosa che sostituisce la felicità, come ad esempio spingere i ragazzi a comprare belle macchine o vestiti alla moda. Appena le persone chiudono le riviste, sognano quel mondo, ma la felicità è ben altra cosa. E cioè migliorarsi come individui e non pensare che la vita sia più bella se si possiedono più cose”. Nelle scorse settimane il tentativo di riconciliazione di Damon Albarn con Coxon era finito malamente; il frontman dei Blur aveva dichiarato che per il chitarrista la porta era sempre aperta, ma Graham si era inalberato affermando che lui di tornare nella band non ci pensava proprio. Come sono i rapporti coi Blur? “Non ce ne sono più. In effetti non ce ne potrebbero essere… io sono così occupato, loro pure. D’altra parte, anche quando ero nel gruppo, non è che ci fossero una grandissima amicizia e stima fra di noi, non c’è mai stata una vera e propria amicizia. Ho rivisto un paio di volte Alex (Alex James, bassista dei Bur), però sai, lui è un tipo tranquillo e socievole, e ci conoscevamo prima di fare musica assieme”. E cosa pensa Coxon dell’ultimo album dei Blur, “Think Thank”? “A dire il vero non mi è piaciuto proprio. Un momento, semplicemente non è il genere di musica che piace a me. Forse perché mi lascia freddo, non mi coinvolge per niente. Ha poco ritmo e il suono di quei macchinari elettronici mi lascia completamente indifferente”.

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