Fumi di Londra: Lory Muratti incontra il misterioso DJ Windows 98

“Cosa fai stasera?” chiede Robert chiudendo le porte del suo studio e rimettendosi gli occhiali da sole nonostante fuori Dalston sia ormai immersa nel buio da più di un’ora.
“Non saprei… dovrei pensare di ritrovare il sonno perduto prima di iniziare le registrazioni dei prossimi giorni” gli rispondo con una certa compostezza seppur fatichi a tenere il suo passo giù per le ripide scale del palazzo.
“Lascia perdere, vieni con me…” insiste lui senza girarsi, “un mio amico mette i dischi qui accanto.”
“Di chi si tratta…?” chiedo facendo attenzione al contempo a non inciampare.
“Dj Windows 98,” risponde lui spalancando il portone blindato e lasciandolo quindi sbattere alle nostre spalle per fermarsi sul ciglio della strada “o almeno è così che a volte gli piace farsi chiamare.”

Lo Shacklewell Arms è un pub con sala concerto come molti altri qui nell’East London, ma questa sera sembra essere vestito da grande occasione, al punto che un nugolo di avventori circonda letteralmente l’ingresso. Solo una parte di loro è però in fila, il resto ha preso posto in formazione insolitamente confusa. Questi ultimi sono coloro ai quali è stato comunicato che “putroppo il locale è sold out da tempo”.
“Sembra piuttosto conosciuto il tuo amico, da queste parti” dico a Robert che non smette di osservare la scena soddisfatto mentre ribatte:
“Non solo da queste parti…”
“Davvero?” chiedo ripartendo al suo inseguimento quando decide di attraversare la strada e dirigersi di scatto verso la coda di gente che salta a piè pari sostenendo che ci faranno entrare senza problemi. “Strano, non lo avevo mai sentito nominare…” aggiungo dubbioso, anche se lui sembra non mi stia nemmeno ascoltando. Si fa largo fra la gente, fa un cenno ai ragazzi della security che ci prelevano per spingerci oltre come a volersi sbarazzare velocemente di noi, per dedicarsi invece a una monovolume che accosta accanto al marciapiede antistante il locale.
“Credo che la situazione gli sia sfuggita un po’ di mano…” dice Robert dando una rapida occhiata alle molte persone che si spostano in blocco in direzione dell’auto.
“Quale situazione, Robert?” chiedo ora seccato, facendomi largo fra i corpi accalcati dentro il pub e guadagnando il bancone appena dopo di lui.
“Niente, Lory, non si aspettavano questo casino perché sarebbe dovuto essere solo un party per un po’ di amici. Qualcuno però deve aver sparso la voce, sai come vanno queste cose….”
“No: come vanno queste cose, Robert?” chiedo. “Scusa?” chiedo stupito “Windows ’98 era a Glastonbury?!”
“Già, e domani sarà in concerto in Hyde Park…”
Ora rido io, e dico: “Si certo, peccato che domani in Hyde Park suonino gli Arcade Fire. Ho un biglietto per vederli, e in tutta onestà dubito che Mr Windows farà girare anche solo mezzo disco prima di loro.”
“Cosa ne pensi di chiederlo direttamente a lui?” mi incalza Robert, facendomi cenno di girarmi e salutando al contempo Wim Butler, il cantante degli Arcade Fire, che appare alle mie spalle in tutta la sua altezza.
Io tentenno e non mi capacito. Saluto stranito e non comprendo. Aspetto che qualcuno dica qualcosa di sensato e alla fine riesco solo a chiedere:
“Cosa ci fa lui qui…?”
“Metto i dischi, no?” risponde Wim “Adoro mettere i dischi degli altri, la notte prima di un mio concerto…”

Hyde Park stasera è invasa di musica bianca dalla quale è impossibile non farsi trasportare in viaggio fino ai confini di terre molto lontane.
Ieri abbiamo fatto tardi con Wim, e ora lui è lassù, invaso di luce, al comando di un’astronave appena atterrata nel cuore di Londra per farci dimenticare da dove veniamo.
L’artista canadese che non molte ore fa intonava all’improvviso un brano dei Nirvana dentro la penombra di un pub e ballava insieme a noi fra un disco e un altro, è ora asceso a un’altra dimensione che si fa sempre più accecante e intensa.
“Cosa ne pensi?” mi chiede Robert che anche oggi è venuto con me “Grandioso concerto, vero?”
“Si, eccezionale….” rispondo a tempo con una pioggia di suoni e coriandoli che cadono dal cielo “Qualcuno però dovrà trovare prima o poi il coraggio di dirglielo…”
“Cosa?”
“Che quello pseudonimo fa schifo…”
Robert annuisce e applaude, mentre Londra cambia a ogni istante sotto i nostri piedi ricordandoci ancora una volta di tutte le vite che possiamo vivere, in una vita soltanto.

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