NEWS   |   Recensioni concerti / 21/06/2014

Pearl Jam a San Siro, festa rock in famiglia per 60.000: il report del concerto

Pearl Jam a San Siro, festa rock in famiglia per 60.000: il report del concerto

Una festa rock in famiglia, con 60.000 persone. I Pearl Jam sbarcano a San Siro per la prima volta in carriera e sul palco fanno gli auguri alle mogli, ricordano anniversari, fanno suonare i figli. Ma soprattutto con e per loro c’è la famiglia più grande, il pubblico: “Potete venire a Seattle con noi?”, dice Eddie Vedder a metà serata, visibilmente emozionato dallo spettacolo. “Anzi, no, ci fermiamo qua noi, abbiamo molti amici”.

I Pearl Jam hanno familiarità con il nostro paese, che li segue da sempre con trasporto - ai loro concerti è un tutto esaurito continuo, anche stasera. Qua Eddie Vedder ricorda di avere conosciuto la moglie, dopo il concerto al Forum del giugno 2000, chiedendo allo stadio di festeggiare con lui l'anniversario, alzando la bottiglia di vino rosso che lo accompagna per tutta la sera. Qua ha scritto canzoni, come “MFC”, non a caso suonata stasera (venne dedicata al traffico di Roma, città che spesso frequentava con la prima moglie). Eppure i Pearl Jam - che sono in tour ogni quasi anno - mancavano in Italia dal 2010, e dal 2006 a Milano. A San Siro - che avrebbero tranquillamente potuto riempire anni fa - arrivano solo dopo oltre 20 anni di onorata carriera.

La serata comincia presto, prima delle sei: Eddie Vedder, un po’ imbolsito e claudicante per un recente incidente, esce sul palco mentre gli schermi stanno per trasmettere Italia-Costarica. Con la maglia numero 10 della Nazionale (quella di Cassano) canta una versione acustica di “Porch”. Poi comincia la partita, che finirà come sapete. Qualcuno maligna che Vedder non abbia portato bene, ma poche decine di minuti dopo il fischio finale la sconfitta è già dimenticata.

Ci sono tre modi per “tenere” uno stadio: grandi scenografie con effetti speciali, canzoni da cantare in coro, ed energia sonora. Il pop non può fare a meno delle scenografie, il rock dell’energia, nessuno delle canzoni. E’ chiaro fin da subito da che parte stanno i Pearl Jam.

Sullo sfondo un telo nero con il logo dell’ultimo album, in alto alcune lampade e un uccello fatto di tubi e ferraglia che passa quasi inosservato. Nulla più. I Pearl Jam entrano poco prima delle nove, e iniziano a far cantare la gente, dispensando energia al pubblico. Ma a modo loro: con “Release” lenta ed intensa, un tipico inizio “alla Pearl Jam”, subito da brividi. La primissima parte del concerto è tutta di ballate: il primo assolo di McCready su “Sirens” ottiene il primo boato, il culmine arriva con “Black” (la canzone più bella della band?), spesa inaspettatamente in apertura di scaletta. 




 

Al quinto brano, si comincia con il rock vero, con “Go”, “Do the evolution”, “Corduroy”, “Lighting bolt” e “Mind your manners”, in fila. Poche parole - Vedder ogni tanto tira fuori un foglietto e prova a leggere in Italiano - e molta energia, di fattura diversa da quella dell'inizio.

La band, a dire la verità, fatica ad ingranare: nella parte centrale brani come “Pilate”, “Who you are” e “Given to fly” sembrano fuori fuoco. Su quest’ultima Vedder si dimentica le parole e si dà dello stronzo, in Italiano. Ma quando iniziano a carburare e si lasciano andare non ce n’è per nessuno: da una stupenda ed elettrica “Setting forth” (originariamente un pezzo solista di Vedder) che sfocia in “Not for you” a trascinanti e chilometriche versioni di “Rearviewmirror” e “Porch” (suonata per la seconda volta ,dalla band intera). Gossard ed Ament, alla chitarra ritmica e al basso, sono la spina dorsale del gruppo, McCready, anche lui visibilmente invecchiato in volto, è la star degli assoli scenografici. In mezzo tra questi due brani, nel primo bis, un mini set semi-acustico con una toccante versione di “Elderly woman” (“Hearts and thoughts, they fade away” canta Vedder - ma cuori e pensieri stasera non stanno certo scomparendo), un’intensissima versione di “Daughter” che sfocia come da tradizione in altri brani (“WMA” degli stessi Pearl Jam e “It’s ok” dei Dead Moon e un inedito accenno a "Let it go", dalla colonna sonora di "Frozen"). Poi inizia la sequenza finale dei classiconi: “Jeremy”, “Betterman”, “Alive”, e si arriva al finale a luci accese con “Rockin’ in the free world” di Neil Young (con il figlio teenager di Matt Cameron, stesso sguardo obliquo, alla chitarra) e l’inno finale, “Yellow ledbetter” con la chitarra di McCready in bella evidenza.

 

Non è stato tutto perfetto, stasera, anzi: oltre a qualche momento di fatica iniziale, le canzoni dell’ultimo album sono visibilmente più deboli sul palco, rispetto al resto del repertorio. Vedder ha sempre una delle voci più belle del rock, ma si muoveva con difficoltà per via del ginocchio infortunato, togliendo un poco di energia al gruppo. L’audio di San Siro lascia a desiderare, ma era abbondantemente compensato dall’atmosfera magica del posto per questi concerti. Chissà se i Pearl Jam hanno chiesto consiglio a quel loro amico del New Jersey, che nel frattempo è stato avvistato a Rotterdam, smentendo ogni voce (o sogno?) di duetto.

Alla fine sono state 35 canzoni e tre ore di festa pura. I Pearl Jam sono tra i migliori e più credibili interpreti della tradizione rock “classica”. Hanno sicuramente passato l’apice della loro carriera, ma dal vivo sanno tenere il pubblico, renderlo felice come pochi altri gruppi. 

“Una cosa bella della musica è che quando ti colpisce non senti dolore”, diceva un grande che cantò a San Siro 34 anni fa. Oggi, come allora, quella frase rimane una delle promesse del rock. Una promessa che i Pearl Jam hanno mantenuto in pieno a San Siro.

(Gianni Sibilla)

 

 

SETLIST (qua la versione originale: non sono state suonate "Crown of thorns", "Comatose" e "Got some")

Porch (Eddie Vedder solo, pre-concerto)

Release 

Nothingman 

Sirens 

Black 

Go 

Do the Evolution 

Corduroy 

Lightning Bolt 

Mind Your Manners 

Pilate 

Untitled/MFC 

Given to Fly 

Who You Are 

Sad 

Even Flow 

Swallowed Whole 

Setting Forth 

Not for You 

Why Go 

Rearviewmirror 

 

Primo Bis:

Yellow Moon 

Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town 

Thin Air 

Just Breathe 

Daughter (con citazioni di W.M.A.,Let it Go,it´s OK)

Jeremy 

Better Man 

Spin the Black Circle 

Lukin 

Porch 

 

Secondo bis

Alive 

Rockin' in the Free World 

Yellow Ledbetter 

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