Credits: Alessandro Pallone / Concessione in uso a Rockol
“Se per adesso l’andazzo del festival è quello di Morris Albert e Mietta al secondo posto, allora arriverò ultimo”. Così Piotta ha esorcizzato l’attesa del riscontro di pubblico per “Ladro di te”. Ma cosa ci fa il Piotta a Sanremo? “Quello di quest’anno è un festival alternativo. Il brano che ho portato non sarebbe stato accettato in nessun’altra edizione se non in questa. Ringrazio Renis e la giuria che ha spaccato. Non solo per me, ma anche per altri artisti come Venuti e Pacifico”. Prosegue l’analisi di Piotta su questa edizione: “È il festival delle etichette indipendenti, che sono poi quelle che scoprono gli artisti prima che arrivino le multinazionali con i loro floridi budget”. Un accenno all’idea di portare sul palco dell’Ariston un duetto numismatico con 50 Cent e poi una riflessione sul mondo dell’hip hop. “Io faccio l’MC e il mio ruolo è quello che scrivere le rime: è un modo per non andare dallo psichiatra, per sfogarmi. Vado in città e racconto lo slang e i gusti metropolitani. Le mie canzoni raccontano la città, possono parlare di amore o della società. Ma soprattutto il mio hip hop non scimmiotta gli americani: unisco le radici afro-americane del rap con la mia natura di italiano. Del resto, la forza dell’hip hop francese è proprio questa: ha creato una sua scuola molto originale”.
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