MantovaMusicaFestival: non è l'anti-Sanremo, ma è contro Tony Renis

Ci sarà Gino Paoli, ma anche Bruno Lauzi (perché non si dica che questo è solo un festival di “sinistra”). Nicola Arigliano e Fausto Cigliano in scaletta fianco a fianco con i “giovani talenti” (30) selezionati dalla commissione artistica per le cinque serate in programma al Teatro Ariston (che coincidenza…), tanto per coprire tutto l'arco generazionale. Enzo Jannacci e quelli del Tora Tora Festival, Manuel Agnelli in testa. Guccini, Nomadi e Carboni che parlano (di libri in uscita ed altro), Andrea de Carlo che suona e Aldo Busi che intavola uno show all'insegna del “Chi se ne frega della musica” (Ligabue no, lui non ci sarà: l'indiscrezione giornalistica dei giorni scorsi, vedi News, è stata smentita dagli organizzatori).
Nando Dalla Chiesa e gli altri del comitato promotore, tra il mercato rionale dell'Isola e la vecchia sede del Pci milanese, mettono in tavola le carte del MantovaMusicaFestival prima edizione: sono oltre 400 i musicisti, cantanti, attori, comici, scrittori e artisti d'arte varia che si esibiranno o interverranno a concerti, tavole rotonde, seminari, incontri nelle piazze, nei teatri, nelle basiliche e nei palazzetti della città lombarda (e dintorni) tra l'1 e il 7 marzo prossimi (elenchi e programmi, ancora provvisori e in divenire, sul sito Web www.festivaldellamusicadimantova.it). “Un tentativo inedito di imprenditorialità collettiva, la fondazione da zero di qualcosa che prima non c'era, la risposta allo strapotere arrogante del monopolio televisivo” lo definisce Dalla Chiesa, che a questo progetto lavora con impegno da cinque mesi. Con difficoltà mica da ridere: “Non è stato facile farsi capire dagli artisti, trovare spazio nei mezzi di informazione”, ammette. “Come ogni innovazione, anche questa sta incontrando forti resistenze ambientali. Anche perché la Rai ha fatto valere tutto il suo peso e la sua capacità di pressione. Abbiamo trattative aperte, ma anche molte tv cosiddette libere si sono tirate indietro, quando si è capito che avrebbe potuto pagare cara la loro scelta, anche in termini di introiti pubblicitari…”. E però il senatore è fiducioso assai sull'esito degli sforzi suoi e dei suoi collaboratori: “Mantova verrà invasa da decine di migliaia di persone, è questa la sensazione che cresce di giorno in giorno. La gente sta riempiendo di prenotazioni gli alberghi, attratta dall'idea del festival prima ancora di sapere chi ci sarà in cartellone”.
Pamela Villoresi, presentatrice della manifestazione, conferma: “La qualità alla fine vince, anche sul mercato”. Franco Fabbri e Ricky Gianco sottolineano l'enorme quantità (un migliaio di Cd) e la validità del materiale arrivato sul tavolo della commissione artistica (nessuna gara, tra i selezionati: ma premi alla miglior canzone, al miglior testo, alla realizzazione più innovativa e così via, e un Cd nei negozi ai primi di marzo, su etichetta UPR distribuita da Edel). E Lidia Ravera, conduttrice del dopofestival, è la prima a materializzare il fantasma di Sanremo, perennemente aleggiante su tutto a dispetto delle precisazioni che questo non è, come hanno scritto i giornali, il “controfestival” o “l'altro festival”: “Quello”, dice la Ravera, “è il rituale del fatuo, del fasullo, del mistificatorio, del varietà da prima serata. La nostra è una forma di resistenza a quel che offre il convento: che è sempre la stessa minestra e non ci piace per tanti motivi. Più ci sono idee, meno servono i soldi. Sanremo è come i film americani: non avere idee costa una quantità enorme di soldi”.
Arriva la domanda fatidica: ma perché tutto questo bailamme si scatena solo ora con Tony Renis e non prima, che so, ai tempi di Pippo Baudo? Dalla Chiesa ribadisce la sua visione delle cose: “Se avessero chiamato Mike Bongiorno o Iva Zanicchi, a fare i direttori artistici del festival, forse tutto questo non sarebbe mai successo: questo non è un festival contro Berlusconi. Ma che il servizio pubblico televisivo dia l'incarico a un personaggio che ha ammesso più volte, e con orgoglio, i suoi rapporti con boss mafiosi e sanguinari, questa è una cosa che io, e gli altri che sono qui con me, non siamo disposti a ingoiare come se niente fosse. Tony Renis non ha avuto rapporti 'presunti' con la mafia: il suo nome affiora nelle indagini sul falso sequestro Sindona e su un triplice omicidio a Palermo negli anni '70. E John Gambino, a cui secondo lui tutti gli italoamericani dovrebbero essere grati, è stato condannato in Italia per traffico di cocaina con sentenza definitiva. Questi sono fatti, non supposizioni: basati esclusivamente su atti ufficiali e su dichiarazioni dello stesso Renis. E' stato un sentimento di indignazione civile a farci mettere in moto”.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.