Outkast: dalla musica al cinema

Mentre le vendite del loro ultimo album “Speakerboxxx/The love below” vanno alla grande (il disco è ancorato alla vetta della chart statunitense), il duo di Atlanta sarà impegnato nei prossimi mesi nella realizzazione di un film ambientato negli anni Trenta in cui reciteranno la parte di due gangster e di cui comporranno la colonna sonora (la regia sarà affidata a Brian Barber). E, durante un incontro milanese, anticipano quale sarà il nuovo singolo: “Roses”. Big Boi spiega così il segreto del loro successo: “E’ una combinazione di amicizia e talento. Io e Andre ci frequentiamo anche nella vita privata, è come se fossimo fratelli. Frequentiamo gli stessi locali e ascoltiamo musica assieme. Siamo sempre molto attenti alla scena attuale, perché la musica va studiata, tenuta sott’occhio. E’ l’unico modo per comporre canzoni uscendo dal cliché strofa/ritornello”. Big Boi accusa il mondo pop di essere pigro e prevedibile. “Usano sempre gli stessi modelli, le stesse formule, magari rifanno una canzone già sentita tre o quattro anni prima, mentre la cosa migliore sarebbe sperimentare nuove sonorità per creare un groove particolare che caratterizzi il tuo pezzo. Aiuta a sentirsi soddisfatti del proprio lavoro. Ed è più divertente”. Non sembra inoltre preoccupato che il loro hit “Hey Ya!” sia fra i brani più scaricati da Internet: l’importante, infatti, è che si scarichi un singolo e non tutto l’album, e che non circolino versioni non definitive dei brani. Il fatto che non provengano da New York o dalla California può essere un aspetto positivo e dare una prospettiva diversa per la loro musica? “La musica che viene creata a New York o Los Angeles oggi è prevalentemente hip-hop, mentre nel Sud si tenta di creare una propria musica, anche se poi molti si spacciano per newyorchesi per essere più 'cool'. Noi siamo orgogliosi delle nostre origini. Anche Missy Elliot è del Sud, della Virginia”. La controversia legale con l’attivista per i diritti degli afro-americani Rosa Parks è ancora in stallo. La contesa riguarda una canzone intitolata proprio “Rosa Parks”, ma Big Boi è lapidario. “Se ne stanno occupando i rispettivi avvocati. Si tratta solo di accordarci sulla cifra”. Big Boi spiega come è avvenuto l’incontro con Andre. “A scuola, quando avevamo quindici anni. Andre veniva da un altro istituto e da un altro tipo di cultura. Per noi era il ‘ragazzo strano’. Non capivamo il suo modo di vestire da college, il suo taglio di capelli. Abbiamo legato subito e, durante un viaggio in treno, ci siamo conosciuti a fondo e approfondito i nostri interessi in fatto di musica. Io andavo nel suo appartamento e condividevamo gli oggetti quotidiani, dalla spazzola per i capelli ai jeans, scambiandoci suggerimenti su come vestirci. In pratica eravamo una famiglia. Poi abbiamo iniziato a disegnarci da soli i nostri vestiti e ne è nata anche una linea di abbigliamento, la Outkast Clothing Company. Il marchio è conosciuto come Outti ed è una linea per uomo, donna e bambino”. C’è il rischio di fare come Jay-Z o Puff Daddy, che hanno anche altre attività, dai ristoranti agli hotel? “No, per adesso ci basta la nostra etichetta, lo studio di registrazione e la linea di abbigliamento”. Big Boi ha poi dichiarato di essere cresciuto con la musica che gli faceva ascoltare la nonna. “Spesso andava al negozio di dischi vicino e se ne tornava a casa con qualche 45 giri di Bob Marley, Police o Beatles. Era tradizione, come in quasi tutte le famiglie, che in casa ci fosse quasi sempre musica, così come durante i viaggi in macchina”. Il primo disco acquistato, all’età di undici anni, è stato invece “Young, gifted & black” di Aretha Franklin, mentre fra i nomi nuovi di sicuro la preferenza va ai White Stripes (“non sono al livello dei Doors ma per ora sono il meglio che c’è in circolazione; sono davvero fuori di testa”). Big Boi ha inoltre espresso il desiderio di collaborare con altri artisti: “Mi piacerebbe molto duettare con Kate Bush, ma Andre non la capisce”. E ha mai pensato a una carriera solista? “No, gli Outkast rimangono un gruppo. Ci scambiamo le idee per i pezzi, uno suggerisce all’altro certe sonorità, siamo a stretto contatto, cuciniamo persino assieme”. Molto critico invece riguardo alla politica del suo Paese. “Si sa che alla Casa Bianca gira la corruzione. Bush ha ingannato l'opinione pubblica, strumentalizzando la tragedia delle Torri Gemelle per interessi personali. Però adesso la gente sta cominciando ad aprire gli occhi”.
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