Chet Faker, l'album: 'Faccio musica onesta, trasparente come il vetro'

Chet Faker, l'album: 'Faccio musica onesta, trasparente come il vetro'

Un nome d'arte ironico e che resta in testa. Una cover di "No diggity" dei Blackstreet diventata un fenomeno virale in rete. Un EP di successo, che lo ha imposto tra i nomi di punta della nuova scena downtempo/elettronica. Una collaborazione con il connazionale Flume. E ora un primo album, "Built on glass", che arriva nei negozi (dopodomani, venerdì 11 aprile) con molte aspettative al seguito.

Nicholas James Murphy, australiano di Melbourne, si fa chiamare Chet Faker, in esplicito e divertito omaggio al grande jazzista americano Chet Baker. "Ma non sono cresciuto ascoltando dischi jazz", rivela a Rockol. "Mi sono avvicinato al genere quando avevo circa vent'anni. Un paio di anni dopo ho cominciato a registrare musica e mi è venuto in mente quel nome. Di Baker ho sempre apprezzato lo stile vocale, quella sua presenza fragile e sotto le righe che è un po' il tratto che vorrei conservare nella mia musica. Mi è sembrato appropriato rendergli omaggio".

Il primo EP di Chet Faker, uscito nel 2012, si intitolava "Thinking in textures". Quasi una dichiarazione di intenti dal momento che le textures, le atmosfere, sono un aspetto fondamentale del suo modo di fare musica. "E' così, e nella musica quel che importa è crearsi un'identità. Trame sonore e melodie, tutto importa allo stesso modo: sono tutti mezzi di espressione, e a ciascuno di essi bisogna prestare la giusta attenzione". Che c'entrano i Blackstreet e l'r&b con tutto questo? "Non sono stato io a scegliere di fare quella cover, ma lei a scegliere me. Non è stata una decisione consapevole, presa a tavolino. Stavo lavorando al mio EP e 'No diggity' mi si è ficcata in testa. Registrarla mi è sembrata il modo migliore per liberarmene".

E ora è arrivato il momento di "Built on glass", un titolo che Nicholas non ha scelto a caso: "Uno dei miei obiettivi principali, con questo disco, era di trasmettere un senso di onestà: uno stato che, a seconda di come lo si guarda, può essere interpretato come un segno di forza o di fragilità. E il vetro è la miglior metafora che mi è venuta in mente per rappresentare questa volontà e questa condizione". Il singolo "Talk is cheap" che lo ha anticipato è indicativo dei contenuti dell'album? "Fino a un certo punto. L'ho scelto perché mi è sembrato il pezzo più vicino alle cose che ho fatto in passato, e un ponte verso quello che la gente troverà nel nuovo disco. Spero che serva a misurare i miei progressi e a dar conto del mio percorso". Suggestivo anche il videoclip, in cui l'immobilità del protagonista si contrappone al ciclo della vita e delle stagioni. Ricorda certe cose di Peter Gabriel...."E' vero, è stata una delle mie fonti di ispirazione. Non l'unica, ma le altre non te le rivelo...Volevo un video abbastanza statico da non distrarre chi lo vede dall'ascolto della canzone. Ci sono tanti favolosi video musicali in giro che proprio per quel motivo a me sembrano uno spreco di tempo e di denaro. Non volevo che la telecamera cambiasse angolazione ogni dieci secondi: volevo che l'attenzione rimanesse focalizzata sulla musica".





Registrando nel suo home studio, Chet Faker ha costruito "Built on glass" con pazienza e cura del dettaglio, scartando molto del materiale che aveva accumulato. "Ci ho messo due anni, e non me lo sarei potuto permettere in uno studio commerciale. Non ho cambiato sostanzialmente il mio set-up, ho continuato a usare apparecchiature di costo relativamente contenuto: computer, speaker, aggeggi come compressori, qualche macchina vintage. La chitarra, stavolta, caratterizza molto il suono. E per la prima volta ho suonato il basso elettrico. Avrò scritto sessanta pezzi, e ne ho scartati molti: volevo che quantità e qualità coincidessero, e nel disco comunque c'è molto da ascoltare. Sapevo cosa volevo ottenere, e ovviamente ogni processo creativo in qualche modo è doloroso: mentre procedi, vengono fuori un sacco di cose buone e meno buone. Scrivere musica non è affatto un processo lineare, è come un flusso cosciente di energia".

Una cosa è chiara: per Chet Faker, "Built on glass" non è una semplice collezione di canzoni ma un vero album da ascoltare da cima a fondo. "Altrimenti non ci avrei messo così tanto a metterlo insieme. C'è una storia, c'è un concetto". Lo preoccupa che la gente possa ascoltarlo a frammenti, scaricando un brano e ascoltandone un altro in streaming? "Non più di tanto, non è un mio problema. Io faccio musica principalmente per esprimere me stesso. Poi, ascoltandola, ognuno fa quel che vuole: se gli è piaciuta una canzone, magari può pensare che tante altre buone cose si trovino sull'album". Il rapporto col pubblico è diverso dal vivo, dove Nicholas ha già raccolto notevoli consensi e si è fatto una discreta esperienza negli ultimi due anni. "E' una cosa strana, esibirsi dal vivo, un'esperienza che ha a che fare col subconscio", riflette. "Non credo si sia pienamente coscienti, quando si è su un palco. Ci si alimenta dell'energia del pubblico e si interagisce con lui. Non suono le stesse cose ogni sera, sarebbe noioso. Posso eseguire la mia musica in modi differenti, e suono sempre quel che sento in un particolare momento". Succederà anche in Italia? "Il tour di 'Built on glass' mi porterà un po' ovunque, e sono sicuro che verrò anche nel vostro Paese. Ho visitato un giorno il lago di Como, approfittando di un concerto in Svizzera, e ne sono rimasto affascinato. Non vedo l'ora di venire a suonare da voi".

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