Amii Stewart racconta Billie Holiday: ‘Lady Day’ a Milano dal 20 novembre

“E’ probabile che il 90 per cento degli italiani non sappia neanche chi è, Billie Holiday. Anche e soprattutto per questo bisogna farla conoscere”. Amii Stewart spiega così l’idea – tutta italiana – di scrivere e portare in scena un musical su “Lady Day”. Questo era il soprannome della grande (la più grande?) voce nera degli anni dello swing, una figura bella e dannata. E questo è anche il titolo del musical scritto dalla stessa Amii Stewart insieme al regista Massimo Piparo. Dopo l’esordio a Roma, lo spettacolo approda il 20 novembre al Teatro Ventaglio Nazionale di Milano, dove rimarrà fino all’11 gennaio 2004.

“L’idea di questo musical è nata dalla mia passione per la voce stupenda della ‘regina dello swing’, ma anche per la musica degli anni ’30 e ’40 e per il rinascimento nero di quel periodo, di cui lei è stata protagonista”, spiega la cantante. “In quel periodo di razzismo si sono poste le basi per la rinascita non solo dei neri, ma anche della musica mondiale”.
“L’idea del musical è stata mia”, continua la Stewart. “ma il regista Massimo Piparo l’ha sposata in pieno subito, perché anche lui è un appassionato di quel periodo. Senza il suo aiuto questo progetto non sarebbe venuto così bello”, dice con entusiasmo.
“Massimo ha lavorato molto nel rendere giusto per il pubblico italiano un progetto e un tema così americano nell’idea di partenza. Questo progetto è molto attuale, ma rendere questa attualità non è stato facile. Per esempio, scegliere le canzoni da un repertorio così vasto come quello dell’epoca dello swing e tra le centinaia che ha registrato ‘Lady Day’… ovviamente abbiamo scelto le canzoni che l’hanno resa famosa, ma anche canzoni meno famose altrettanto belle, e importanti per la trama”.

Tra le canzoni proposte dal musical spicca quella “It don’t mean a thing” rivitalizzata qualche tempo fa da una rivistazione danceggiante andata in testa alle classifiche. “La versione dei Gabin, ‘Doo uap doo uap’, era assolutamente geniale, e mi fa soprattutto piacere che un gruppo di oggi abbia reso omaggio al grande Duke Ellington, che ne fu l’autore. Anche se la gente non sa chi è Duke Ellington, è importante che si conosca la sua musica, che davvero ha cambiato tutto e tutti”. La struttura del musical si completa, oltre che con i classici tratti dal repertorio swing, da quattro nuove canzoni: “Io ho scritto i testi, inserendoli nella trama narrativa”, spiega la Stewart, “ma la cosa più difficile è stato il ruolo dell’autore delle musiche Emanuele Friello, che ha dovuto ricreare le atmosfere di quel periodo. Non facile, ti assicuro, ma ha ottenuto un risultato ottimo.
Un’ultima battuta per ricordare i trascorsi “pop” della Stewart, che nel 1977 vendette 8 milioni di dischi con “Knock on wood”. “Beh, sai quello che contraddistingueva tutti noi, all’epoca era la volontà di essere diversi, ognuno con una propria identità. Non vorrei sembrare arrogante, ma oggi mi sembra davvero tutto piatto e uguale…”.
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