Ci sono giornate che cominciano storte: perché hai litigato con tua moglie, perché il treno è più in ritardo del solito, perché in ufficio ti aspettano incombenze spiacevoli. Ma ieri la mia giornata è iniziata come peggio difficilmente avrebbe potuto: con la notizia della morte di una persona che stimavo e che mi era cara da tanti anni, dal lontano 1977, da quando frequentavo il ristretto circolo dell’allora nascente Italian Records. Roberto “Freak” Antoni è stato un compagno di viaggio intelligente e scorbutico, affabile e ostico, brillante e spigoloso: la sua morte è per me un dolore, una perdita, un’autentica sofferenza. Vorrei saperlo dire con un fulminante aforisma, come avrebbe fatto lui, ma non ne sono capace.
Ieri ho letto, su alcuni giornali on line, un po’ di articoli abbastanza d’occasione. Come spesso mi capita, mi sono piuttosto irritato: intanto perché, non essendoci “coccodrilli” già precotti, quasi tutti si sono limitati a rimescolare un po’ di informazioni e di aneddoti di terza mano (chi c’era, alla “performance spaghetti” del 2 aprile 1979? nessuno di quelli che hanno citato, di quell’episodio, quanto riporta l’Enciclopedia Rock di Arcana ripresa da Wikipedia. Io c’ero), un po’ perché, maledizione, non riuscivo a capire come mai la casella delle email di Rockol non si stesse riempiendo di ricordi e saluti e messaggi da parte dei colleghi musicisti di Roberto – quegli stessi che si erano affrettati a farsi vivi per guadagnarsi una visibilità di riflesso alla morte di altri illustri deceduti della canzone italiana.
Ho visto una frase di Luca Carboni, mi dicono che abbia scritto qualcosa anche Vasco (ma lui usa i social network, non le email); ho visto, con piacere e una punta di sorpresa, una partecipazione della direzione artistica del Festival di Sanremo - "Grazie di tutto Freak, mancherai a noi sbarbi e sbarbine che ti hanno conosciuto e amato"; e non sarebbe il caso che il Festival lo ricordasse anche in scena, Freak? meglio se non nella serata di venerdì, che già si annuncia, alla luce dei duetti annunciati oggi, come un’imperdibile rassegna di trash involontario? magari in apertura di un'altra serata, eventualmente con una reunion dei Figli di Bubba di Mauro Pagani?. Ho letto alcune cose ben scritte (Marinella Venegoni), alcune poco più che diligenti, ne ho letta anche una affettuosa e partecipata (Deborah Dirani). E per tutto il giorno ho pensato che avrei dovuto scriverne uno anch’io, di ricordi di Freak.
Poi ho lasciato perdere, vinto da un senso di inutilità che ho superato solo ieri sera, quando tornato a casa ho recuperato da una scatola l’audiocassetta di “Inascoltable” e me la sono risentita su un radioregistratore mezzo scassato ma ancora funzionante. E siccome venerdì non ci potrò andare, a Bologna, dove in piazza Maggiore, nella sede comunale di Palazzo d’Accursio, in sala Tassinari, dalle 9 alle 14 sarà aperta una camera ardente per salutare Roberto (i funerali si terranno in forma strettamente privata), la mia veglia funebre l’ho fatta gridando “Permanent flebo”. Mi piace pensare che Roberto avrebbe preferito così.
Franco Zanetti