Skinny Puppy e la bufala della fattura all'esercito per le torture a Guantanamo

Qualche giorno fa diverse testate - italiane e non, anche tra le più prestigiose - hanno diffuso la notizia che la band industrial degli Skinny Puppy avrebbe chiesto un risarcimento di 666.000 dollari al governo statunitense.
Il motivo? Hanno scoperto da una fonte attendibile che la loro musica è stata usata come strumento di pressione e tortura psicologica sui detenuti nella base di massima sicurezza di Guantanamo, dove vengono rinchiusi di norma terroristi.

Una notizia pittoresca che, però, in realtà non era una notizia.

Infatti, nell'intervista originale da cui è nata tutta la questione (rilasciata da cEvin Key al Phoenix New Times), dopo la lunga spiegazione sulle torture musicali a Guantanamo e dell'idea di chiedere un risarcimento alle autorità, c'è un passaggio che tutti sembrano avere trascurato.
L'intervistatore chiede a Key cosa ne è stato della fattura con richiesta di indennizzo e la risposta che arriva è eloquente: "Non l'abbiamo mai mandata. La copertina del nostro disco ["Weapon", del 2013 - ndr] è la fattura. L'impulso iniziale per incidere l'album è arrivato da queste due idee: la tortura e la fattura".

Non è comunque una novità apprendere che a Guantanamo viene utilizzata musica rock estrema come strumento di tortura. E, mediamente, gli artisti che vengono a sapere che i propri brani hanno questo tipo di uso, non sono mai troppo fieri della faccenda. Giusto un anno fa, ad esempio, toccò ai Metallica - e prima ancora a Guns n'Roses e Slayer.


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