Neil Young, risposta al premier canadese: 'Alle rockstar il petrolio non serve'

Neil Young, risposta al premier canadese: 'Alle rockstar il petrolio non serve'

I vecchi leoni, seppur saggi, non sfuggono alle provocazioni, anche quando arrivano dai portavoce di un primo ministro: lo sa bene Neil Young, che - incalzato da Jason MacDonald, portavoce del premier canadese Stephen Harper - ha ribadito la sua posizione di intransigenza relativamente alle trivellazioni petrolifere in aree dello stato nordamericano sottoposte a vincolo ambientale.

A beneficio di chi non abbia seguito la vicenda passo passo, un veloce riepilogo delle puntate precedenti: il rocker di Toronto, all'inizio di questa settimana, si era scagliato contro il governo del suo Paese, intenzionato a concedere alla Shell le autorizzazioni necessarie per installare le proprie trivelle nella riserva indiana di Chipewyan.

Il rappresentante del primo ministro non stette a guardare: .nella replica all'artista, in seno alla quale spiegava come lo sfruttamento delle risorse energetiche fosse un settore in grado di offrire molti posti di lavoro a retribuzione medio-alta, MacDonald - maliziosamente - rinfacciò a Young come "anche lo stile di vita delle rockstar è garantito dalle trivellazione petrolifere".

"Alle rockstar non serve il petrolio", ha controbattuto Young in un intervento alla CBC: "Ho guidato la mia auto elettrica dalla California al Canada, e poi fino a Washington senza consumare una goccia di benzina, eppure sono una rockstar. Il generatore della mia Lincvolt (elaborazione di una Lincoln Continental del '59 realizzata apposta per lui, ndr) è alimentato a biomassa, più precisamente a etanolo da cellulosa, uno dei tanti carburanti alternativi a basso impatto ambientale che il Canada dovrebbe valorizzare".

Eppure alle rockstar il petrolio serve ancora. Se ne accorsero - già nel 2006 - i Radiohead, che minacciarono di interrompere per sempre la propria attività dal vivo se non si fosse trovata una soluzione per ridurre le emissioni di gas inquinanti causati dalla movimentazione di band, entourage, materiale e pubblico: "Alcuni dei nostri migliori concerti li abbiamo fatti negli Stati Uniti", ammise a suo tempo Thom Yorke, "Penso però che le 80mila persone che sono venute a vederci siano state per cinque o sei ore nel traffico con il motore della loro macchina accesso. Che è da stronzi".

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