NEWS   |   Recensioni concerti / 19/12/2013

Concerti, Hanson: la recensione del live di Milano

Concerti, Hanson: la recensione del live di Milano

Taylor, Isaac e Zac. I fratelli Hanson. Quelli di “MMMBop”, singolo uscito nel 1996, la bellezza di diciassette anni fa. Incredibile. Il primo album degli Hanson, “Boomerang”, è addirittura dell’anno prima. Uno pensa: “Vabbè, ma poi? Cioè, dopo l’exploit del pezzo e scemato l’effetto band con tre fratelli biondi di cui uno piccolo e batterista, uno medio e bello e uno grande e un po’ meno bello, che cosa hanno fatto gli Hanson?”. Che ci si creda o no, negli ultimi diciassette anni gli Hanson non si sono mai fermati. Quest’anno è uscito il nono album in studio (!), seguito a ruota dal dodicesimo tour (!!). Qui c’è ben poco da scherzare. Gli Hanson col tempo, e grazie a questa incredibile costanza, si sono coltivati una nutrita fan base di affezionati che conoscono a menadito i pezzi, non mancano un concerto e, addirittura, si organizzano preparando coreografie proprio in vista dei live. Gente che li segue ovunque con immutato affetto dopo quasi vent’anni. Scherzi a parte, chi sono gli Hanson oggi? E’ questa la cosa più interessante: sono una vera band.

La fila fuori dai Magazzini è ordinata ed infreddolita. Non troppe persone, ma un numero sufficiente a garantire la buona riuscita dello spettacolo. Una volta entrati, il colpo d’occhio non è eccezionale, ma il locale milanese andrà riempiendosi gradualmente fino allo spegnersi delle luci, alle ore ventuno e quindici. Il palco è minimale per non dire spoglio: si distinguono solamente la batteria sulla sinistra, un piccolo amplificatore al centro, e le tastiere sulla destra. Più tre microfoni. Nessuna scenografia, zero orpelli. L’ingresso dei tre fratelli coincide con l’attacco, quasi immediato, di “Fired up”, seguito da “I’ve got soul”, “Where’s the love”. I pezzi suonano puliti e completamente innocui; rock ripulito, quasi Disneyano, per bravi ragazzi, con però un retrogusto vagamente anni Settanta. Le prime file cantano e ballano; la serata è obiettivamente piacevole, ma in poco tempo si trasforma in una vera e propria festa, quando su “Scream and be free” il picchetto d’onore attaccato alla transenna fa partire una raffica di coriandoli sparati al cielo. Una bella sorpresa per tutti, ma soprattutto per il gruppo, piacevolmente colpito da cotanta passione. A mo’ di ricompensa arrivano quindi “Thinking ‘bout something”, “This time around” (uno dei pezzi più conosciuti) e “Already home”. Qui però, quando il tutto sembra ormai ben avviato, il gruppo ringrazia e si prende (inaspettatamente) una piccola pausa. L’idea è di separare la prima parte, più incalzante, da quella centrale acustica. Una scelta potenzialmente valida sulla carta, ma, nei fatti, non troppo felice: ritmo spezzato e pazienza. Al rientro “Madeline” (buona), “Been there before”, “Penny and me” (molto buona) e l’ottima cover a cappella di “Heaven” dei Bee Gees (i ragazzi cantano molto bene, sappiatelo), anticipano il momento “solisti”, con Isaac, Taylor e Zac chiamati ad esibirsi in solitaria, chi al piano (Taylor e Zac), chi alla chitarra (Isaac). Gli Hanson non saranno dei fenomeni, ma sanno suonare. Sanno stare sul palco, e sanno come si conduce lo spettacolo. Basta e avanza. Arrivati a questo punto, il live riprende un ritmo nettamente più sostenuto, lanciando così la volata finale, otto pezzi che portano il cronometro a superare l’ora e mezza totale. Su “Juliet” è Zac, il più giovane, a prendere il microfono, lasciando la batteria nelle mani di Taylor. Lo scambio regge anche perché il “piccolo” Zac non è più tanto piccolo, e la sua voce è probabilmente la sorpresa più piacevole della serata. “Thinking of you”, “Waiting for this” e “A minute without you” passano poi senza colpo ferire, ma sono solamente il preludio al climax, l’inevitabile “MMMBop”. Il Singolo; un pezzo vecchio di diciassette anni che pagherà il college a figli e nipoti di casa Hanson per i prossimi due secoli almeno. Superato il picco, e strappato qualche sorriso di puro affetto, il live milanese si avvia quindi verso la conclusione; ancora tre pezzi più saluti, baci e arrivederci.

Al rientro, dopo neanche un minuto, in onore del Natale alle porte gli Hanson mettono sul piatto la doppietta “Merry Christmas baby” / “Run Rudolph run” prima di salutare la platea per l’ennesima volta. A questo punto la festa sembra davvero finita, ma gli applausi sempre più convinti delle prime file portano fuori il trio per un ultimo pezzo, “Man from Milwaukee”, chiamato a chiudere definitivamente i conti prima con il concerto (venticinque pezzi totali per quasi due ore di musica), poi con il tour europeo, chiusosi proprio con la data milanese. La serata va in archivio non prima però di strappare un’ultima promessa. E’ Taylor a prendere la parola: “Questa sera vogliamo stringere un patto con tutti voi che ci siete sempre stati vicino. Noi promettiamo di tornare, ma solo ad una condizione: che lo facciate anche voi. Se voi ci sarete, noi ci saremo”. Visto l’entusiasmo, c’è quasi da scommetterci.

(Marco Jeannin)

SETLIST
“Fired up”
“I’ve got soul”
“Where’s the love”
“Scream and be free”
“Thinking ‘bout something”
“This time around”
“Already home”

“Madeline”
“Been there before”
“Penny and me”
“Heaven” (Bee Gees cover)
“For your love” (Isaac solo)
“The walk” (Zac solo)
“Crazy beautiful” (Taylor solo)
“Juliet”
“Thinking of you”
“Waiting for this”
“A minute without you”
“MMMBop”
“Get the girl back”
“Sound of light”
“Lost without each other”

ENCORE
“Merry Christmas baby”
“Run Rudolph run”

ENCORE 2
“Man from Milwaukee”
 

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