A margine di una lunga intervista a Bruce Springsteen incentrata sul nuovo album "High hopes" pubblicata dall'edizione statunitense di Rolling Stone, lo storico manager del Boss Jon Landau ha lanciato un'indiscrezione che non mancherà di interessare gli irriducibili del rocker del New Jersey: benché quest'anno ricorra il trentennale della pubblicazione di "Born in the U.S.A.", album che consegnò definitivamente l'artista al grande pubblico, le prossime mosse discografiche della voce di Long Branch non riguarderanno il disco di "I'm on fire" e "Dancing in the dark".
"Stiamo lavorando al cofanetto di 'The river', probabilmente usciremo prima con quello", ha spiegato Landau: "Contemporaneamente ci stiamo occupando della rimasterizzazione dei primi due dischi ("Greetings from Asbury Park, N.J." e "The wild, the innocent & the E Street shuffle", entrambi del 1973), la cui pubblicazione è imminente".
Svelato il mistero di "High hopes", il fan del Boss stanno aspettando adesso di conoscere i piani per la promozione dal vivo dell'album: al momento le uniche date confermate in calendario riguardano l'emisfero australe - in particolare Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda, dove Springsteen e la E Street Band rimarranno impegnati dal 26 gennaio al 2 marzo prossimo. Cosa possa succedere dopo, difficile dirlo: se, da un lato, è probabile un ritorno in Europa per la stagione dei grandi eventi all'aperto (permettendo così in teoria la realizzazione del sogno di Jovanotti, che nelle vesti di direttore artistico del prossimo Mix Festival di Cortona vorrebbe portare la E Street Band ad esibirsi nel borgo toscano), dall'altro non sarebbe da escludere un ritorno dell'artista e della sua band negli Stati Uniti, dai palchi dei quali manca dal dicembre del 2012.