NEWS   |   Italia / 21/07/2003

'Dentro' il Malfunk pensiero

'Dentro' il Malfunk pensiero
A vederli esibirsi con tanta energia sul palco dell'Alcatraz qualche mese fa, avremmo giurato che anche durante l'intervista i Malfunk avrebbero prestato fede al loro atteggiamento classicamente rock: come dire trasgressivi nelle risposte, aggressivi nei toni di voce, ci aspettavamo di vederci buttato addosso il "Malfunk pensiero" senza mezze misure. Invece, ci siamo trovati davanti un gruppo di toscanacci simpatici e anche velatamente timidi. Dopo un primo approccio scherzoso, abbiamo inevitabilmente preso a parlare del disco che i Malfunk hanno appena pubblicato su etichetta Edel, "Dentro", impossibile prescindere da quel titolo così misterioso: "Avendo scritto io i testi, direi che quel "Dentro" sta per dentro di me", spiega Marco Cocci che della band è autore e vocalist, "ma più in generale è un dentro e basta, dentro di te, dentro di me, è guardare un attimino cosa sta succedendo prima di puntare il dito addosso a qualcuno". Ecco spiegato, dunque, anche il grande occhio che ci guarda dalla copertina del disco: "Speriamo che ognuno prendendo il disco in mano se lo faccia proprio", continua Marco, "gli occhi sono talmente espressivi che non c'è bisogno di parole. Per questo abbiamo fatto questa scelta". Gli ascoltatori più attenti avranno senz'altro avuto modo di soffermarsi sui testi dei Malfunk, che hanno tutta l'aria di avvicinarsi molto alla forma poesia, in totale indipendenza dal contesto sonoro. Sensazione che trova conferma dal racconto del frontman del gruppo: "E' proprio un nostro modo di lavorare: quando decidiamo di fare delle canzoni nuove, prima realizziamo la musica, ci troviamo in sala prove e suoniamo insieme allo sfinire, fino a quando troviamo qualcosa che ci interessa. Poi io apro il mio bagaglino fatto di cose che ho scritto e i testi vengono in qualche maniera appoggiati sulle musiche che ci sembrano più adatte". Se i contenuti delle canzoni trovano ispirazione nel "profondo sentimento" di Marco, come lui stesso ci tiene a sottolineare, per il contesto sonoro bisogna guardare un po' più lontano: "Come ispirazione veniamo da una scuola di rock americano e, in parte, anche inglese", racconta Cocci, "Fefo viene dal punk; Ugo dal rock storico, quello dei Led Zeppelin, Deep Purple, Frank Zappa; Enrico Amendolia, che è il nostro nuovo bassista, invece, ha un bagaglio più underground, quello alternative, che poi noi tutti apprezziamo tantissimo, come Fugazzi e Shellac. Certo non prendiamo ispirazione dalla situazione musicale italiana". Eppure il rock italiano sta vivendo un momento significativo nella sua vita e i Malfunk lo sanno molto bene: "Ci sono tante realtà che in Italia si stanno sviluppando", dicono, "e ce ne sono altre già affermate come gli Afterhours, i Subsonica, la Consoli. E non manca neanche il rock melodico di Daniele Silvestri, che noi riteniamo faccia buona musica e, anche se non è la stessa che facciamo noi, l'apprezziamo molto". La prova del nove di una rock band resta il palco e quest'estate i Malfunk porteranno le loro nuove canzoni in giro per l'Italia. Uno spettacolo tutto da rodare, in vista della tournée autunnale: "Non è che nelle date estive daremo meno", specificano, "ma sono date che ci servono per arrivare a settembre e cominciare il vero tour con tutte le cosine apposto, perché abbiamo da trovare dei suoni che ancora mancano. Marco Trentacoste, che è il nostro produttore, ci sta seguendo attentamente e alla fine di ogni concerto ci dice cosa manca e cosa non manca per riportare in maniera fedele dal vivo il lavoro fatto in studio. Quindi fino a settembre finiamo di fare i compiti". Non aspettatevi, però, di assistere ad uno spettacolo dai toni rock relativamente pacati, similmente a quelli che si respirano nel disco, perché i Malfunk dal vivo mostrano il loro lato più aggressivo: "Noi non abbiamo misure", dice Cocci animandosi, "quando saliamo sul palco subiamo una metamorfosi, non ci accorgiamo neanche di quanto stiamo spingendo. Ed è soprattutto suonando le canzoni nuove che sprigioniamo un'energia diversa, magari a fine tour, quando i pezzi li avremmo suonati e digeriti, ci daremo una calmata". Il nuovo look di Marco (niente più capelli rasta che lo hanno caratterizzato in "Ovosodo" e ne "L'ultimo bacio", ma un taglio anni '50 con tanto di baffi), poi, ci strappa una battuta finale sui suoi progetti cinematografici: "Effettivamente il nuovo look è finalizzato a un film, si tratta di una storia d'amore anni '30, '50 e '70. Ho già finito di girarlo, ma al look ci sono rimasto un po' affezionato".
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