Natale a Rockol, i regali di Davide Poliani

Natale a Rockol, i regali di Davide Poliani

Quest'anno la redazione di Rockol vuole condividere con i lettori la preparazione dei pacchetti da lasciare sotto l'albero (o che vorrebbe trovare sotto l'albero). Chissà che non possa farvi venire qualche buona idea...

I regali che farò:

Ian Svenonius, "Supernatural strategies for making a rock’n’roll group" (Akashic Books): se nell'anno domini 2013 il problema con la musica, parafrasando Steve Albini, è quello del prendersi troppo sul serio - sia che la si faccia sia che se ne scriva - ben venga la seconda opera da scrittore di Mr Svenonius, nome storico della gloriosa Dischord, che in 250 pagine e rotte si fa beffe, in modo estremamente intelligente, del corredo epico-iconografico del rock così come inteso oggi.

Indispensabile per un sacco di ragioni, ma soprattutto per ricordarci che la musica sia innanzitutto una passione, e solo in certi casi, e a certe condizioni, possa diventare un lavoro. E non è sempre un bene. .

Pavement, "Slow century" (DVD, Matador): amabilmente bislacca come lo sono le loro canzoni, la storia dei Pavement è stata raccontata con grande stile - e acume - nel 2006 da Lance Bangs, già sodale di Spike Jonze, che in una novantina di minuti - con il contributo degli ormai ex coniugi Kim Deal e Thruston Moore dei Sonic Youth - è stato capace di tracciare un ritratto semplice e non agiografico di quella che per un paio d'anni ha rischiato seriamente di diventare una band di culto, ma che probabilmente tale rimarrà solo per quella generazione che oggi ciondola intorno ai quaranta. Consigliato a chi voglia curiosare nell'altra America ai tempi del grunge.

Macchina del tempo permettendo, un biglietto per un concerto dei Beastie Boys: ho avuto la fortuna di vederli a Milano, nel 2004, ed è stato uno dei live più divertenti ai quali mi sia mai capitato di assistere. E' vero, era appena uscito "To the 5 boroughs", inutile negare una certa suggestione emotiva, a soli tre anni di distanza dall'11 settembre. Eppure Mike D, Adrock e MCA riuscirono a consegnare al pubblico due ore di intrattenimento puro, tra intermezzi mariachi-hardcore e un bis a sorpresa al banco del mixer, a luci ormai accese, con tanto di travestimento da facchini...

Il regalo che vorrei...

Continuando con le licenze spazio-temporali, un biglietto per il Troubadour di Los Angeles per una serata di Tom Waits, una qualsiasi, pre-1976. Per quanto ci si possa essere affezionati, "The heart of saturday night" - il suo secondo disco, dopo "Closing time" - non rappresenta il suo zenith creativo, ma l'ascesa della spigolosa voce di Pomona, a fine anni Settanta, deve essere stato qualcosa di spettacolare. Chi lo conosce non ha bisogno di raccomandazioni - fare la tara della cifra maudit, leggere tra le righe (e le note), senza farsi accecare da tutto il resto - e sa quanto la retorica sia uno dei suoi bersagli preferiti, ma essere riusciti ad assistere al germogliare di uno dei più grandi geni musicali che lo scorso secolo ci abbia consegnato, beh, non deve essere cosa da tutti i giorni...

(Davide Poliani)

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