Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol
"La Repubblica" parla dei "Dischi del 1998 che contano" individuati dall' autorevole quindicinale americano "Rolling Stone", e soprattutto di quello italiano, di Paolo Conte. «David Fricke e Rob Sheffield, editorialisti del magazine diretto da Jann S. Wenner, che da pochi mesi ha festeggiato il trentennale, hanno inserito nella lista dei migliori 50 cd dell'anno pubblicata nel numero di Natale anche il disco di Paolo Conte (The best of Paolo Conte) che la Nonesuch ha stampato negli Stati Uniti lo scorso luglio. Nelle pagine, la compilation del cantautore astigiano è recensita insieme a "Painted from memory", realizzato da Burt Bacharach con Elvis Costello, e figura accanto a nomi con i quali il pubblico americano ha certamente più familiarità: R.E.M., Billy Bragg & Wilco, Smashing Pumpkins, Madonna, Pearl Jam, Joni Mitchell, Lauryn Hill, Marilyn Manson, Massive Attack, Brian Wilson, Public Enemy e Pulp.
"Cantante, compositore e pianista, Paolo Conte è italiano per nascita, unico per personalità. La sua voce ha la rovinosa urgenza di Tom Waits e l'aplomb autunnale di Leonard Cohen. Nelle parole e nella musica, Conte esalta ogni piega e ogni più ovvio intrigo dell'amore con incantevole delicatezza: astute citazioni di Duke Ellington filtrate con la sensibilità di Kurt Weill; il risultato sono il solenne dolore del suo piano in 'Max', il piacere dell'ultimo gelato dell'estate usato scherzosamente come metafora del ritmo stagionale di una relazione sentimentale, il modo in cui descrive lo sguardo elettrico di una donna in 'Come di'" scrive Fricke. E ancora: "Star in Europa da oltre due decenni, Conte esegue il suo 'Best' nella lingua madre (nel disco ci sono 20 tra i suoi più grandi successi in versioni completamente nuove), ma questo è un problema culturale del tutto irrilevante. Il significato di ogni magia di questo disco è abbondantemente chiaro"».
Giuseppe Videtti, che firma l'articolo, aggiunge una precisazione tecnica: «In realtà le canzoni del suo "disco americano" non sono state reincise, ma solo rimixate, per esplicita volontà dei produttori della Nonesuch, l'etichetta che pubblica le opere di Philip Glass e del Kronos Quartet».
"Cantante, compositore e pianista, Paolo Conte è italiano per nascita, unico per personalità. La sua voce ha la rovinosa urgenza di Tom Waits e l'aplomb autunnale di Leonard Cohen. Nelle parole e nella musica, Conte esalta ogni piega e ogni più ovvio intrigo dell'amore con incantevole delicatezza: astute citazioni di Duke Ellington filtrate con la sensibilità di Kurt Weill; il risultato sono il solenne dolore del suo piano in 'Max', il piacere dell'ultimo gelato dell'estate usato scherzosamente come metafora del ritmo stagionale di una relazione sentimentale, il modo in cui descrive lo sguardo elettrico di una donna in 'Come di'" scrive Fricke. E ancora: "Star in Europa da oltre due decenni, Conte esegue il suo 'Best' nella lingua madre (nel disco ci sono 20 tra i suoi più grandi successi in versioni completamente nuove), ma questo è un problema culturale del tutto irrilevante. Il significato di ogni magia di questo disco è abbondantemente chiaro"».
Giuseppe Videtti, che firma l'articolo, aggiunge una precisazione tecnica: «In realtà le canzoni del suo "disco americano" non sono state reincise, ma solo rimixate, per esplicita volontà dei produttori della Nonesuch, l'etichetta che pubblica le opere di Philip Glass e del Kronos Quartet».
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