La risposta è tra le più stereotipate, nelle interviste alle star del rock: "Il mio album migliore? L'ultimo, certo. E non lo dico così per dire...". Un fenomeno comprensibile, dopo tutto, quello di considerare i propri album pezz 'e core ma l'ultimo di più: al di là delle esigenze promozionali (presentare un lavoro come mediocre non è certo una delle mosse di marketing più astute che si possano elaborare) a spingere in questa direzione c'è anche un sano e autentico entusiasmo verso l'ultimo arrivato, oltre che ai dirigenti della propria etichetta, che di certo non sarebbero contenti di vedersi sottoporre del materiale giudicato scadente dal proprio autore.
"Music from another dimension!", l'ultimo album consegnato ai mercati dagli Aerosmith, fu accolto non troppo calorosamente da pubblico e critica: con 65,000 copie vendute nella prima settimana, il disco conobbe il suo picco nelle chart USA con un quinto posto al proprio debutto nei negozi, per poi sparire in fretta dai radar. A un anno dalla pubblicazione del disco, uno dei due chitarristi della storica formazione di Boston, Brad Whitford, ha ammesso come l'ultima prova sulla lunga distanza del gruppo abbia "mancato l'obbiettivo": "Ci sarebbero un sacco di cose da dire sul nostro ultimo disco", ha spiegato Whitford al canale televisivo VH1: "Sentiamo... Non saprei, è come se avessimo mancato l'obbiettivo. Non sono sicuro dei cambiamenti che avremmo dovuto fare, ma sento che avremmo dovuto farne, anche se non so quali. Ci siamo divertiti a farlo, ma probabilmente ci siamo un po' arenati durante le session di registrazione. La nostra band è ancora creativamente molto attiva, ma probabilmente dovremmo sperimentare un po' di più in fase di scrittura. Oppure coinvolgere gente più giovane per la produzione, magari scompigliando un po' il tutto, non saprei...".