Ha preferito aspettare un po'. Patti Smith non ha voluto unirsi all'immane immediato coro di condoglianze per la scomparsa di Lou Reed, una massa di messaggi (molti via Twitter) giunti anche da artisti che precedentemente non avevano mostrato alcuna ammirazione per Lou. L'ex sacerdotessa del rock, che canterà il prossimo 7 dicembre all'Auditorium Conciliazione di Roma e della quale i meno giovani ricordano il "mitico" (e controverso) concerto a Bologna nel 1979, ha atteso che il polverone calasse. E poi ha indirizzato una missiva al "New Yorker". Patti, dopo la breve dichiarazione ("Tanti di noi hanno tratto beneficio dal lavoro da lui compiuto...siamo tutti in debito con lui") che aveva rilasciato alla Associated Press, ha scritto una serie di ricordi. L'ex maudit del rock ha riferito d'aver appreso della scomparsa di Lou attraverso un sms mandatole da sua figlie Jesse mentre guardava il mare sulla spiaggia a Rockaway Beach, Brooklyn. L'aveva visto per l'ultima volta pochi giorni prima, e aveva intuito che Reed era malato. "Quando Lou mi disse 'arrivederci', i suoi occhi scuri sembravano contenere una tristezza infinita e benevolente". L'ex Velvet Underground, per Patti, era "curioso, a volte sospettoso, un lettore vorace, un esploratore sonico".
I due si erano conosciuti nel 1970, ad uno show dei Velvet Underground al Max's Kansas City di New York. Reed successivamente si era avvicinato al Patti Smith Group e alla fine aveva dato la sua benedizione ai suoi pezzi riletti ad hoc da Patti.