Ha lo sguardo da duro Luigi Grechi, ma sono bastate poche parole durante l'incontro con Rockol per capire, in realtà, quanto sia un uomo e un artista sereno. Per molti è solo il fratello di Francesco De Gregori, ma per chi ha ascoltato i suoi album, ultimo dei quali "Pastore di nuvole" pubblicato di recente dalla Sony Columbia, Grechi è il cantastorie dai suoni semplici, quasi country, da sempre schivo all'uso dell'elettronica. Per descriversi come artista, a lui è sufficiente una sola parola: "Folkstudio", dice senza esitare, "la risposta a chi sono io è tutta lì. L'evento fondamentale della mia vita è stato proprio quel circolo romano che a metà degli anni '60 ha visto nascere tanta musica. Tutti i cantautori detti della scuola romana sono passati da lì, ma da lì è passata anche musica da tutto il mondo, da Dylan a Ravi Shankar, ai sudamericani, a ricercatori del folklore italiano...". Cresciuto a pane e musica cantautorale americana, Grechi preferisce, però, non definire country le sue canzoni, seppure chiaramente ispirate al folk americano: "Lo trovo un po' stretto come termine, anche perché country è in inglese mentre in italiano diventa un'altra cosa, il fraseggio cambia perché la lingua è diversa, quindi non lo chiamerei country. Le parole, gli argomenti, i pensieri sono tutti italiani, le sonorità sono country sì, ma le trovi qua e là in tutta la musica leggera internazionale". Poi si rende conto che ogni definizione per la sua musica gli va stretta e dice arrendendosi: "Certo se non è pop e si deve metterlo in un cassetto, lo si mette per forza in quello del country". Stabilito questo, Grechi ci racconta di essere un grande osservatore di se stesso e degli altri, per questo le sue canzoni, da "Venti gradi sotto zero" a "Stivali e tequila" a "Le vespe", raccontano spaccati di vita, "spesso non sono storie mie, ma racconti che si possono sentire dalla gente", dice. Ascoltando l'album ne esce il profilo di un gran viaggiatore, ma lui smentisce e confessa: "No, ho viaggiato solo un po', c'è gente che ha viaggiato molto più di me. Le mie influenze sembrano provenire da lontano, ma il mio disco e il mio modo di fare musica sono italiani". Nell'album "Pastore di nuvole" c'è anche una cover di Tom Russel, "Ma che vuoi da me", traduzione del brano "What do you want": "E' un pezzo che mi piace molto, di Tom Russel ho già tradotto in passato altri brani. Ho scelto questo perché era un pezzo molto facile da tradurre, che veniva molto bene, ma se mi lasciassi andare, tradurrei tutte le sue canzoni, ma poi diventerebbe una cosa molto meccanica e non mi va". A suonare l'armonica in questo pezzo (e la clavietta su "Venti gradi sotto zero") è suo fratello, Francesco De Gregori: "Gliel'ho chiesto io, molto semplicemente, perché a suonare l'armonica e la fisarmonica in tutti gli altri pezzi è Daiana Sciapichetti, ma su questo brano volevo che suonasse Francesco, perché so che poteva farlo bene e così è stato, al primo colpo ha fatto quello che volevo io". Nonostante questa grande stima, di collaborazioni tra i due artisti se ne contano poche in realtà, anche se un precedente per auspicare una nuova intesa artistica c'è, è la famosa "Il bandito e il campione", diventata nel tempo una delle canzoni simbolo di De Gregori: "E' una canzone mia", dice, "che lui ha deciso di cantare come avrebbe potuto farlo chiunque altro. Poi anch'io ho cantato canzoni sue nei miei primi due vinili, negli anni '70, si tratta di canzoni che lui non ha mai eseguito. Poi abbiamo anche scritto una canzone insieme ma in tempi diversi, si intitola 'Dublino', è una sua canzone alla quale io ho cambiato alcune parole e ritoccato la musica. Più che una collaborazione è stato uno scambio". Da allora, però, gli unici incontri tra i due fratelli si sono avuti sul piano privato: "Artisticamente no", spiega Grechi, "perché io sono come lui e lui ha bisogno di persone diverse, di strumentisti, di solisti, mentre io sono uno che canta la prima voce e che suona la chitarra d'accompagnamento, quindi sarei un suo doppione. E' proprio come se suonassimo lo stesso strumento". E a livello autorale? "Io non so come si fa a scrivere una canzone in due e lui non ha bisogno che io gli scriva delle cose, perché se le scrive da solo, non sente questo bisogno, che è tipico del cantante puro. Una persona che canta ha bisogno di autori, come Fiorella Mannoia, per esempio, lei è un'interprete di cantautori, quindi lei cerca testi e chiede ai suoi autori preferiti di scrivere un pezzo per lei, ma un autore non chiede a un altro autore 'scrivimi qualcosa', sarebbe come dire 'io non sono più capace di farlo'".
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