Rita Pavone: 'In 'Masters' canto gli eroi della mia adolescenza'

Rita Pavone: 'In 'Masters' canto gli eroi della mia adolescenza'

Solo un vecchio progetto sognato per cinquant’anni e mai andato in porto poteva convincere Rita Pavone a tornare a incidere un disco dopo diciannove anni di silenzio discografico e a otto anni dal ritiro dalle scene. Questione di vecchie, ardenti passioni giovanili e lo si capisce da come ne parla oggi che il doppio album “Masters”, è pronto a raggiungere i negozi (a partire da martedì prossimo, 8 ottobre). Nel suo flusso torrenziale di parole si riconoscono il pepe e la verve di sempre, condite stavolta da un irrefrenabile entusiasmo e dall’emozione di ritrovarsi in mano l’album fresco di stampa, “come quando nel 1962 mi consegnarono la prima copia del 45 giri de ‘La partita di pallone’, con la stessa etichetta (la RCA) di Elvis Presley e Harry Belafonte”. Qui, in “Masters” – nel duplice senso di maestri e di matrici discografiche, richiamate dalla grafica vintage di copertina – ci sono gli omaggi trasversali ad altri eroi adolescenziali: Fred Astaire, Judy Garland, Nat “King” Cole, Ray Charles, Frank Sinatra, Fats Domino, Bing Crosby, Andy Williams, Tony Bennett e i due più amati, Bobby Darin e Timi Yuro. Ricantati in inglese (“hai una buona pronuncia, esotica ma affascinante, mi ha detto John Davis, il re delle masterizzazioni che ha collaborato con i Led Zeppelin e lavora abitualmente con U2 e Lana Del Rey”), e poi – nel secondo dischetto - tradotti in italiano con l’aiuto di Enrico Ruggeri e di collaboratori storici come Lina Wertmüller e Franco Migliacci. “Mio papà aveva un amico che lavorava sulle navi, e che dall’America ci portava i dischi anni prima che fossero distribuiti in Italia”, ricorda di quelle cotte adolescenziali. Tra le ragazzine della mia età ero una delle pochissime ad ascoltare quelle cose, qui si sentivano Claudio Villa e ‘Buongiorno tristezza’. Avevo intuito che qualcosa di nuovo stava nascendo, ero rimasta colpita dal carisma straordinario di quei personaggi. Solo dopo mi sono resa conto che alcune di quelle splendide canzoni erano molto più antiche: ‘I wonder who’s kissing her now’, di cui avevo ascoltato venti versioni compresa quella straordinaria di Ray Charles, proviene addirittura da una commedia musicale del 1901. Ma, come diceva Louis Armstrong, quando una canzone ha una grande melodia non invecchia e non muore mai”.

Per realizzare il sogno, Rita ha fatto tutto da sola. L’interprete, la traduttrice, la produttrice esecutiva: niente discografici, neppure il marito Teddy Reno con cui festeggia 45 anni di matrimonio è stato coinvolto. “Lui era impegnato a fare altro, si è accontentato di sapere che ero felice di quello che stavo facendo. E i discografici, gli avessi illustrato il progetto prima di farglielo sentire, mi avrebbero chiesto se ero matta. Avere fatto tutto da me è motivo di grande orgoglio”. Non è stato facile, racconta, ottenere le liberatorie dagli editori americani, “gente seria che in alcuni casi mi ha fatto impazzire. Ma ci tenevo troppo, a questo che potrebbe anche essere il mio canto del cigno: ho realizzato un disco trasversale, in cui nessuna canzone prepara a quella che segue. C’è lo swing, c’è il rock’n’roll e ci sono le smoochy ballads, quelle canzoni d’amore che ti sferrano un pugno nello stomaco e che ho sempre amato”. Circondatasi di top player internazionali (al mixaggio ha provveduto James ‘Bonzai’ Caruso, 4 Grammy in carniere), alla Pavone mancava un tassello cruciale: un arrangiatore all’altezza di tale repertorio e capace di governare un’ochestra. “Indisponibili Morricone e Bacalov, affaccendati in altre faccende, stavo pensando di andarmelo a cercare a Londra: poi qualcuno mi ha presentato questo talento italiano, Enrico Cremonesi (nel suo carnet collaborazioni con Ruggeri, Adriano Celentano e Fiorello). Un tipo che sa come si dirige una grande orchestra e che sa trovare il ‘ritardo’ nei pezzi swing. Una dote naturale, che non puoi imparare. Lui mi ha aiutata a trattare le canzoni con rispetto, senza stravolgerle. Lasciando la scia di quel che erano ma portando un tocco di modernità” (tanto da incaricarsi di un inserto rap in “Se potessi amarti ancora”, versione italiana di “If I never get to love you” di Burt Bacharach e Hal David). Cremonesi, 45 anni, spiega di avere “cercato di mescolare i linguaggi. E’ stato come cucinare un piatto con tanti ingredienti diversi”. Mentre la Pavone ribadisce che anche grazie a lui ha recuperato entusiasmo dopo anni, dice, in cui “non ero per niente soddisfatta di quel che mi proponevano. Sentivo arrangiamenti vuoti, cose che non sentivo mie. Avevo deciso di mollare tutto a sessant’anni, l’ho fatto e ne sono contenta. Sono andata in Spagna, a Maiorca, a riappropriarmi della mia vita. A divertirmi e vivere le cose che non ho potuto vivere durante un’adolescenza fortunata ma tutta dedicata al lavoro. Ma poi ho voluto rimettermi alla prova: non voglio essere ricordata solo come quella de ‘La partita di pallone’ o del “Geghegè”. Un cantante è come un attore, come un regista. Deve avere la possibilità di crescere, altrimenti diventa un cartone animato. Ho visto Jim Carrey, che conoscevo come attore comico, sfornare una prova da Oscar in ‘Se mi lasci ti cancello’. E mi sono detta che una cosa così potevo farla anch’io, finché ho ancora la voce dritta e il diaframma non traballa. Sono contenta che le prime reazioni siano positive. Anche Radio Deejay, che non mi ha mai filato, si è mostrata interessata”.

Ci potrà allora essere un seguito? “Chissà, ho 68 anni, ma se la voce tiene…c’è tanta bella musica al mondo e io, in ogni momento della giornata, non posso fare a meno di cantare”. I progetti più concreti, intanto, guardano all’immediato futuro: i programmi di esportazione di un disco dal potenziale internazionale (“La Germania è stata la prima a muoversi, ci sono trattative per il Brasile e l’America Latina”), mentre per un tour “è tutto nell’aria. Se lo faremo, spero sia nei teatri con Enrico e l’orchestra, perché questa musica richiede vicinanza con il pubblico”.

Per la prima apparizione sul palco, invece, bisognerà attendere solo pochi giorni: l’8 o il 9 ottobre accanto al’amico di una vita Gianni Morandi, per i suoi due recital all’Arena di Verona dove proporrà il singolo “I want you with me” e, in coppia con il padrone di casa, una medley di vecchi successi selezionati dal catalogo di entrambi. “La nostra amicizia risale al '62 e in un mondo volubile ed effimero come quello del music business è una vera rarità. Sono molto felice di andarlo a trovare: Gianni è una persona per bene che merita tutto il successo che ha ottenuto”.  

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