Tra la ristampa ampliata e arricchita di inediti, interviste video, filmati e audio documentari, lo tsunami del ventennale di "In utero" dei Nirvana sta portando a galla numerosi "cimeli" e documenti relativi alla genesi del terzo e ultimo lavoro in studio della formazione di Seattle. Non ultima, la lettera che Steve Albini spedì via fax a Cobain e compagni, per parlare di un suo eventuale intervento al disco in qualità di produttore artistico, che è stata pubblicata tra le note della riedizione di "In utero" dello scorso 24 settembre. Quattro pagine fitte di consigli, pensieri e battute rivolte alla band, nelle quali il già membro dei Big Black e Shellac scriveva: "Credo che la cosa migliore da fare a questo punto sia di agire esattamente come stavate pensando di fare: sparate fuori un disco in paio di giorni, di alta qualità ma con la minima produzione e senza interferenze da parte dei quei cretini dell'ufficio principale. Se avete intenzione di fare così, sarei fiero di lavorare con voi.". E ancora: "Non voglio prendere, e non prenderò mai, le royalty su nessun disco che registrerò. Credo che accettarle come produttore o come tecnico sia eticamente indifendibile. E' la band che scrive le canzoni. La band suona la musica e sono i fan della band che comprano i dischi. Se il disco è bello o se fa schifo è merito della band. Le royalti spettano alla band"; o in ultimo, a chiudere la lettera a mo' di post scrittum: "Se ci vuole più di una settimana per realizzare un disco, qualcuno sta facendo qualche cazzata".
Ecco di seguito le quattro pagine inviate da Steve Albini ai Nirvana:



