The Observer 2013: l'intervista a Toni Bruna

Due settimane fa abbiamo presentato Toni Bruna sulle pagine di The Observer, l’osservatorio di Rockol interamente dedicato alla musica emergente di casa nostra. In seguito è arrivato il turno della recensione del suo primo lavoro in studio, il sorprendente “Formigole”.

Oggi, per chiudere lo spazio di The Observer a lui dedicato, abbiamo preso contatto direttamente con il cantautore triestino per fargli qualche domanda ed entrare un po’ più nel dettaglio, conoscendolo così maggiormente da vicino, iniziando magari a capire chi viene prima, se il musicista o il falegname: “Mi è sempre piaciuto lavorare con le mani” esordisce Toni, “il rapporto con la materia fisica è diretto ed ha dei risvolti pratici nella quotidianità per cui al lavoro manuale viene immediatamente riconosciuta la sua utilità e il suo valore, ad esempio si crede che sia più utile riparare una sedia piuttosto che scrivere una poesia, questo ha fatto si che mi sia accorto prima della vocazione a fare cose con le mani di quella per mettere assieme le parole e i suoni. Poi ho imparato a scrivere e ho cominciato a fare con le parole quello che facevo prima con altri tipi di materiali e poi ancora ho sentito la necessità di musicare quel che scrivevo. La falegnameria e lo scrivere canzoni credo siano diverse facce dello stesso prisma, sono figlie entrambe dell'irrequietezza credo, del non accettare la realtà per quello che è, e quindi cercare di cambiarla a proprio gusto. Grande illusione”. Nel mondo della musica, che differenza c'è dunque tra i cosiddetti "artisti" e gli "artigiani"? “Gli artisti a mio avviso sono quei pochi individui che hanno di base un raro talento, riescono a rimanere coerenti con se stessi, seguono ostinatamente il cammino che loro stessi vanno aprendo, si riconoscono spesso molto presto perché brillano di luce propria. Gli artigiani sono coloro che hanno un talento ma che forse non sono coerenti con se stessi o non aprono nessun cammino ma seguono quelli già battuti. Si riconoscono perché hanno sviluppato o imparato bene una tecnica e sono anche molto bravi alle volte, ma la luce di cui brillano è solamente un riflesso. Tutti gli artisti sono stati artigiani in qualche momento”.



"Formigole" è il disco di debutto di Toni Bruna. Noi lo abbiamo conosciuto quest'anno ma, se si va a scavare un pelo più a fondo si scopre che il disco era già stato fatto uscire un primo tempo giusto un paio d'anni fa. Nessun mistero però; il perché è ancora Toni a spiegarcelo. “‘Formigole’ esce clandestinamente nel maggio del 2011. Poi mi sono accorto che più suono e meglio è, e quindi cerco di suonare il più possibile, dal vivo intendo. Ma non è facile e non dipende dal fatto che uno sia bravo o meno, spesso dipende da chi conosci e io al momento non conosco nessuno. Mi sforzo di fare pubbliche relazioni ma non mi riesce per niente bene e, infatti, faccio pochissime date. Poi è arrivata Niegazowana che ha pubblicato ufficialmente il disco in aprile di quest'anno ed eccoci qua”.

Il disco, parola di Toni Bruna stesso, è un lavoro di folk immaginario. Un concetto particolarmente affascinante, che merita di essere approfondito: “Parole mie sì, ma estorte; se fosse per me preferirei parlare d'altro piuttosto che di generi musicali e invece bisogna per forza incasellarsi. Ma sai che per certi festival se non dai una definizione di genere non riesci a completare l'iscrizione online? Comunque si diceva: folclore immaginario. Folclore perché credo che i miei testi prendano ispirazione dal mio vissuto e sono molto legati per tanti versi a Trieste e al Carso e alla gente che abita questi posti. Folclore quindi come espressione popolare, come quell'insieme di tradizioni tramandate oralmente e tipicamente appartenenti al popolo, alle classi meno acculturate. L'uso che faccio della lingua ha questo tipo di genesi, prende ispirazione ed elabora sia il linguaggio che l'immaginario del popolo a cui io appartengo. Immaginario perché in realtà non abbiamo una vera e propria tradizione "vivente", perché Trieste e le zone limitrofe sono state nell'ultimo secolo teatro di avvenimenti nefasti che hanno lasciato nel tessuto sociale delle ferite profonde e mai rimarginate. A questo si aggiunga il fatto che non c'è mai stata una presa di coscienza su questi argomenti da parte della società contemporanea. Ci sono importanti questioni non risolte che hanno a che fare con il territorio e le genti che lo abitano, c'è un vuoto identitario enorme, un sentimento di appartenenza falsato e strumentalizzato da anni di politiche idiote sia a destra che a sinistra, non è pensabile che con questi presupposti si generi un vero e proprio folclore, l'unico modo a mio avviso è di immaginarne uno”.

Da qui poi la scelta, coraggiosa, di cantare tutto in dialetto… “La scelta del dialetto nasce all'inizio come uno scherzo, mi sono poi reso conto che scrivere e cantare nella lingua che ho sempre sentito e ho sempre parlato fin da bambino era la cosa più logica e sensata da fare” prosegue Toni. “Questo la dice lunga su quello che si diceva prima a proposito del sentimento di appartenenza. Quello che per altri popoli è la cosa più naturale del mondo per noi è inimmaginabile”.



"Formigole" è dunque un'opera strettamente legata, connessa, alla terra dove è nata. E non solo per il fatto di essere cantata interamente in dialetto, ma anche per quello che queste canzoni raccontano; storie, persone e luoghi. I particolare Trieste: “Trieste è una città con un grande potenziale sfruttato malissimo. Da noi il nulla dilaga mangiandosi tutto quel poco di buono che c'era. Trieste è stata per più o meno quarant'anni, dopo il secondo conflitto mondiale, l'estremo avamposto occidentale verso i Balcani e l'est Europa in generale, un posto super militarizzato sulla cui gente veniva esercitato un controllo molto maggiore che in altri posti d'Italia. Non era proprio il massimo dell'allegria. Ora le cose sono cambiate ma come spesso accade non so se in meglio. Stanno trasformando la città in una bomboniera da vendere ai turisti credo ma di turisti non ne vedo tanti e al posto delle osterie e delle botteghe ci mettono le sale slot o ci fanno un parcheggio privato o anche un "compro oro". Io cerco di vivere il più nascosto possibile o di frequentare quei pochi posti che hanno ancora un’anima. Rimpiango la Trieste di cui m’innamorai all'alba da ragazzino, deserta già alle dieci di sera, gli antichi palazzi in rovina con le serrande abbassate, frequentata solo da qualche sporadico profeta, pazzo, alcolizzato”.


Una Trieste che però torna a vivere, anche solo per qualche ora, nei live di Toni Bruna. Live unici almeno tanto quanto il disco che li compone; spettacoli allestiti, spesso e volentieri, in location insolite come tram e gallerie: “Questo progetto parte senza nessuna pretesa né aspettativa motivo per cui qualsiasi minimo successo per me vale dieci volte tanto. Questo vuol dire che già il solo fatto di suonare fuori da Trieste può essere visto come un successo. I concerti sono sempre diversi, io cerco fondamentalmente l'interazione col pubblico più che l'esecuzione perfetta. Devo dire che con mia grande sorpresa le canzoni dal vivo funzionano bene, si crea questo dialogo con chi ascolta spesso e volentieri e al di là di quello che mi sarei potuto immaginare la lingua non è un ostacolo a questo dialogo, evidentemente la comunicazione viaggia su altri canali che al momento né la teoria musicale né la scienza riescono a spiegare: l'ultima volta abbiamo suonato di pomeriggio nella tromba delle scale di un palazzo del centro ed è stato bellissimo, ma è difficile esportare quel tipo di concerti. A casa conosciamo il territorio ed è più facile muoversi ed organizzarsi, ma fuori è ancora poco praticabile, ci stiamo lavorando”.

Un “fuori” che comprende il resto d’Italia tanto quanto il resto del mondo: all'estero il triestino è una lingua straniera tanto quanto l'italiano, e di esperienze estere Toni ne ha già accumulate diverse, vedi Barcellona e gli Stati Uniti: “Ti direi che funziona quasi meglio all'estero che in Italia, quando si esce di casa si è subito esotici, si ha quel vantaggio lì. E' difficile capire il meccanismo perché uno si sente sempre uguale a se stesso ma gli altri ti vedono come una bestia rara soprattutto se canti nel dialetto di una cittadina sconosciuta dell'estremo nord-est d'Italia”.

Per concludere, parlando di progetti futuri, invece che stare sul vago come tradizione vorrebbe, entriamo per una volta un po' più nello specifico: con Gionata Mirai (chitarrista del Teatro degli Orrori, con cui Toni ha avuto di condividere spesso il palco in veste di opening act) che rapporto c'è? Avete in programma qualcosa da fare insieme? “Non abbiamo nessun progetto per il futuro, ma credo ci sia stima reciproca e il desiderio che qualche cosa accada prima o poi”.

© 2026 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.