Nuovo appuntamento con The Observer, il nostro osservatorio sulla musica indipendente italiana. Questa settimana è il turno degli Eskinzo.
Due parole d’introduzione su di loro: gli Eskinzo sono un duo. Nascono nel 2009 dall’incontro di Luca Cognetti (chitarra elettrica e acustica, pianoforte, basso, sintetizzatori, programmazioni e Moog) e Matteo Tambussi (voce, chitarra acustica, pianoforte e sintetizzatori). Chi sono questi due personaggi andremo a scoprirlo man mano nel corso delle prossime due settimane, giusto perché il loro disco, “Eskinzo”, li ha portati all’attenzione di The Observer. Il nome della band è preso da quello di una spiaggia delle Canarie, location dove a Luca e Matteo viene in mente di mettere in piedi il loro progetto musicale. Il passo successivo vede coinvolte due città un po’ meno esotiche, ma estremamente belle, quali Torino e Londra, dove i due si prendono il tempo che serve per iniziare a comporre i pezzi che andranno poi a costituire il disco d’esordio, per l’appunto, l’omonimo “Eskinzo”.
“Eskinzo” si avvale della produzione artistica di Davide Tomat e Gabriele Ottino (N.A.M.B., Niagara), è stato registrato a Torino e mixato da Andrea Bergesio (Alessio Bertallot, Marco Notari, Mambassa). Dentro ci si può trovare un po’ di tutto; quel po’ di tutto che, inizialmente, messa così, può far storcere il naso, ma che al primo ascolto sa già come guadagnarsi il suo spazio: psichedelia, sintetizzatori, elettronica, alt rock. Gli anni Ottanta, i Novanta e i Duemila: il palato degli Eskinzo si è formato, musicalmente, nel corso di tre decenni. Arrivati al momento di dire la loro, il risultato non poteva che essere un concentrato di tutte queste influenze, sfaccettature e rimandi, su cui il progetto stesso si fonda.
Un progetto su cui abbiamo puntato direttamente i nostri riflettori: ne parleremo approfonditamente nel corso delle prossime due settimane, prima approfondendo il disco grazie alla recensione, poi facendo due chiacchiere direttamente con loro. V’invitiamo a scoprirli con noi.