La scomparsa di Fabrizio De André: prime reazioni

La scomparsa di Fabrizio De André: prime reazioni
«Era intelligente, geniale, allegro, spiritoso, squinternato, un po' vanitoso, snob: non era triste, come voleva l'immagine pubblica che gli avevano dipinto addosso. Era un anarchico, grande poeta. I nostri genitori erano molto amici, si vedevano spesso e insieme andavamo in vacanza, in montagna, in un paese vicino a Cortina d'Ampezzo, al mare, in campagna. Avevamo caratteri simili, eravamo tutti e due squinternati, entrambi 'pecore nere' delle rispettive famiglie. Abbiamo cominciato insieme a lavorare facendo intrattenimento sulle navi della Costa Crociere, c'era anche Berlusconi. Negli anni non abbiamo mai smesso di vederci, andavamo in barca insieme, ci piaceva far da mangiare insieme… Non sono mai andato a trovarlo in ospedale, non me la sono sentita di vederlo cosi. E neppure a lui andava. Dolore, in questo momento, non lo si prova: si è scioccati. Sento il vuoto che si percepisce quando scompare una persona intelligente. Voglio ricordarlo come un grande poeta più che un cantautore. Le sue canzoni che più mi piacciono sono quelle che abbiamo scritto insieme: ''Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers'' è la mia preferita»

(Paolo Villaggio)

«Uno spartiacque fondamentale nella musica italiana, il primo a coniugare felicemente la semplicità della musica popolare con la raffinatezza dei testi. Il suo merito è stato quello di rivolgersi senza mediazioni ma anche senza compromessi ad un pubblico in grado di apprezzarlo, soprattutto in virtù della costante semplicità delle melodie, come nel caso di “La canzone di Marinella”, tutta basata su due soli accordi. Questa caratteristica ne ha fatto il padre di molti epigoni che invece ai compromessi si sono poi piegati e che mi piacerebbe che oggi, a differenza di come hanno fatto con Battisti, con la scusa del silenzio e della privacy, ne riconoscessero il ruolo».
(Renzo Arbore)

«E' una morte che mi ha molto colpito. Quando scompare un artista così c'è sempre grande tristezza, e un grande vuoto».
(Christian De Sica)

«Mi piaceva molto come cantautore. Ho avuto occasione di conoscerlo e ho scoperto che era anche una persona deliziosa. Il mio album preferito di De André è “Le nuvole”».
(Alessandro Gassman)

«Con lui viene meno un artista che ricordiamo tutti come autore di splendide pagine musicali e poetiche, che ci ha regalato grandi emozioni che resteranno nella storia della canzone italiana ed internazionale. Che ha dipinto con le note le esperienze di intere generazioni di giovani che si sono incontrate e che sono cresciute con i suoi testi».
(Massimo D’Alema, presidente del Consiglio)

«Voglio esprimere il mio dolore sincero e la mia partecipazione per la scomparsa di Fabrizio. La notizia della sua morte mi ha colpito profondamente. I suoi versi, la sua poesia, la musica e la sua sensibilità hanno accompagnato tanta parte della nostra vita, delle nostre speranze e dei nostri sogni. E di questo gli saremo sempre grati».
(Walter Veltroni)

«Era un lirico della poesia italiana, era un grande signore sia della vita sia della musica, era un uomo straordinario, di una strordinaria eleganza nella musica e nel suo modo di porsi».
(Bruno Lauzi)

«Dopo Lucio Battisti se ne va Fabrizio De André: questa fine millennio procura brutte notizie e pessime sensazioni. Sono troppo colpito dalla morte di un amico caro, di una persona eccezionale, per poter parlare della immensa statura artistica di Fabrizio. Con lui il legame non si è mai allentato. Ho seguito la sua malattia, e ho sperato con lui. Ci siamo sentiti anche pochissimo tempo fa. Avevamo un rapporto profondissimo, sono veramente senza parole. Eppoi a che servono le parole? Ciò che ha fatto Fabrizio De André in trent'anni, e ciò che ha rappresentato per la nostra musica sono fatti che parlano da soli».
(Antonello Venditti)

«Lo ricordo come un uomo di grande gusto e di grande talento e dotato di un timbro di voce straordinario. Di lui conservo un'immagine veramente unica, nel senso che mi ha colpito molto, oltre all'artista, l'uomo. E Dori Ghezzi, con cui avevo ed ho un'ottima relazione, è sempre stata, a mio parere, una consorte straordinaria».
(Mogol)

«Se ne è andato un grande della nostra cultura, per il quale avevo stima e grande rispetto».
(Pino Daniele)

«Era un punto di riferimento, una sorta di padre ispiratore. Sono sconvolta, per vent'anni non ci siamo mai persi di vista, e ultimamente ci eravamo visti spesso. Credo che Fabrizio lasci un vuoto, incolmabile».
(Gianna Nannini)

«In questi casi si chiedono alle persone note parole che servano a consolare la gente. Io sono tra quei tantissimi che hanno bisogno di essere consolati».

(Fabio Fazio)

«La musica e la cultura italiana perdono uno dei protagonisti più creativi e innovativi. Più di una generazione sarà sempre grata a Fabrizio De André per ciò che ci ha dato e che non muore con lui. E’ stato il cantore della dissacrazione dei falsi miti del moralismo borghese. Ha saputo raccogliere e interpretare i sentimenti e le condizioni degli 'ultimi'. Ha contribuito in maniera rilevante a quel processo di innovazione radicale della produzione musicale della canzone italiana, che ha permesso a quest'ultima di diventare uno degli strumenti più importanti di espressione culturale e di manifestazione di un sentire collettivo delle nuove generazioni. Ha saputo dare voce e rappresentare le inquietudini dei giovani e il loro bisogno di rivolta. Ha saputo valorizzare la tradizione e la musica popolare, a cui ha dato dignità culturale inserendola in un contesto musicale di assoluta modernita. Anche grazie alla sua opera, la canzone italiana ha acquistato dimensione europea. Vivo con tristezza la scomparsa di un uomo che, anche nel suo stile di vita, ha continuamente interpretato e proposto un modello di artista non mercantile e non banalmente spettacolare».

(Fausto Bertinotti)

«Ero suo amico da sempre, e sono sinceramente imbarazzato a parlare di noi due, perché è qualcosa di veramente privato, come il dolore che sto provando da quando ho saputo della sua morte. Lui così schivo, lui che destava la televisione, nonostante la malattia, lavorava personalmente al montaggio della ripresa televisiva di un concerto registrato per il ciclo di Raidue ''Palcoscenico'' al teatro Brancaccio di Roma. Oggi mi avrebbe dovuto mandare una nuova cassetta, perché toccava e ritoccava la scaletta del concerto ogni volta. ''Fabrizio De André in concerto'' sarebbe dovuto andare in onda sabato scorso alle 22,45 su Raidue, ma proprio perché non era ancora soddisfatto avevamo deciso di rinviarlo, e così al suo posto è andato in onda un concerto di Paolo Conte. Lui voleva prima quelle in dialetto, poi cambiava idea e voleva i classici, un continuo rimetterci le mani. Ma i patti erano chiari: il concerto sarebbe andato in onda solo con il suo ok. Nel pomeriggio sentirò Dori Ghezzi e spero di mandare in onda le sue canzoni prima possibile, magari già domani».

(Carlo Freccero)

«Con la morte di Fabrizio De André la cultura del nostro paese si impoverisce gravemente. Perdiamo uno dei più grandi autori della musica italiana, di quella tradizione di ricerca che ha fatto del recupero delle lingue locali, delle narrazioni del cuore del Mediterraneo, il senso della propria crescita, tanto da far emergere questo patrimonio e consegnarlo nelle mani di donne e uomini di ogni generazione, di tutti i paesi. Con Fabrizio De André se ne va il senso di un impegno civile, politico. Le sue canzoni resteranno come preziosa eredità per tutti».
(Armando Cossutta)
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