Comunicato Stampa: Enzo Moscato presenta 'Cantà'

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Libera mente per il Natale a S. Giovanni
Giovedì 9 gennaio 2003
Enzo Moscato presenta “Cantà”

Giovedì 9 gennaio 2003, alle ore 20.00, al Centro Asterix di S. Giovanni a Teduccio, Napoli (in via Atripaldi), la Compagnia Teatrale di Enzo Moscato presenta “Cantà”, recital tra canzoni e meta-canzoniere di e con Enzo Moscato. Lo spettacolo/concerto è programmato, nell’ambito del Natale a S.Giovanni, dalla compagnia Libera mente per i Teatri di Napoli, progetto del Comune in collaborazione con la Regione Campania e con le circoscrizioni di S. Govanni a Teduccio e Barra.
“Cantà” riprende “un’ispirazione canor-recitativa” iniziata con il “Embargos”, altalena incessante di brani di scrittura e di canzoni, spettacolo fortunato, apprezzato dal pubblico e dalla critica e insignito nel 1994, e con esso anche l’omonimo disco che ne raccoglieva i brani musicali, con il Premio UBU. Proseguendo in questa direzione Enzo Moscato scrive e interpreta “Cantà”, un recital tra canzoni e meta-canzoniere, “una ulteriore passeggiata - come suggerisce l’autore - sconfinante tra parola e ritmo, riflessione ironicamente metafisica sul canto e corpo, o estensione fisica, del canto medesimo”.
In scena Moscato cita Brecht, Apollinare, Ortese, oppure propone ritmi presi a prestito da certa musica pop, offrendoli al pubblico “senza fasulle soluzioni di continuità, senza artificiose fratture, senza schizzinose chiusure di gusto musicale”, spaziando da Paul Anka a Becaud, a De Andrè e ancora Modugno, Tenco, Bindi. Nel 2001, Cantà diventa un disco, distribuito da ed. Il Manifesto. Il “cantà” di Moscato si muove tra frammenti di ricordi e lievi archeologie che si sposano con le provocazioni della sintassi a cui l’artista ci ha abituato nel lungo tempo del suo percorso di teatro. Allo spettacolo prende parte Giuseppe Affinito junior. Il testo, ideazione scenica e regia sono di stesso Enzo Moscato. Progetto e rielaborazioni musicali di Pasquale Scialò, scena e costumi di Tata Barbalato. Per informazioni: libera mente tel/fax 081 – 296062, in internet www.temacom.org

una nota per CANTA’

Riprendendo l’ispirazione canor-recitativa inaugurata con il fortunato “Embargos” (disco e serata-disco insigniti del premio UBU 1994), altalena incessante di brani di scrittura e di canzoni (delle quali non si annunciava di proposito il titolo durante lo spettacolo, quasi fossero state, testualmente, il naturale prolungamento in scena delle battute da recitare, ma in musica), Enzo Moscato ci riprova con “Cantà”, secondo disco e seconda serata teatrale tratta da quello. Ulteriore passeggiata sciìonfinante tra parola e ritmo, riflessione ironicamente metafisica sul canto e corpo, o estensione fisica, del canto medesimo. Corpo, che poi è quello di Enzo stesso: icona suo malgrado, tra lo scugnizzesco e il filosofeggiante, il semiotico e il plebeo, il viscerale e il più capzioso scendere nei detti (e nei non-detti) che il Verbo melodico può significare, di un originale modo di intendere quest’ultimo, d’inebriarsene, d’interpretarlo, e poi restituirlo ai sensi, come un’eco, l’illusione infinito-rifrangente o speculare-labirintica di se stesso. Il tutto, ancora una volta, senza fasulle soluzioni di continuità, senza artificiose fratture, senza schizzinose chiusure di gusto musicale, proprio come se pensare al canto, tradurlo in parole, prenderne magari a prestito qualcuna anche dalle canzoni, e mettersi a dargli realtà o vita in scena, nel gesto, eminentemente orfico, di chiamare a raccolta i fiati e dargli un ordine, una “compositio armonica”, fossero, in sostanza, la stessa, identica alchimia: fare della gola un luogo dell’anima, il “pizzo” del sentire, o dell’anima, una sorta di organo carnale da cui far uscire i pensieri, però in nota, però in ritmo, e tali che, come i pagani dèi che Nietzsche evocava, nei nostri cuori accesi, possano, a piacere, anche mettersi a danzare.

Enzo Moscato

Vent’anni di teatro scritto e interpretato all’insegna di una galassia, febbrile e caotica, di lingue e d’invenzioni sceniche che ha, sin dall’inizio, attirato su di sé l’interesse, lo studio, la curiosità del pubblico e della critica, nazionali e non, costellando un percorso artistico tra i più originali e anomali del panorama teatrale italiano, fitto di numerosi e prestigiosi premi o riconoscimenti delago al settore: Premio Riccione/Ater per il Teatro 1985, Premio IDI 1988, Premio UBU per il teatro 1988 e 1994, Premio della Critica 1991, Biglietto d’Oro AGIS 1991, Premio Internazionale di Radiofonia del Festival di Ostankino (Russia) 1994. Gran parte di questo teatro (composto di drammi, commedie, monologhi, atti unici lirici, raspodie, frammenti) dal lavoro di esordio “Scannasurece” (del 1980/82) all’ultimo, in ordine di tempo, dedicato alla Rivoluzione napoletana del 1799 (“Sull’ordine e il disordine dell’ex macello pubblico”), si trova in parte edito nei volumi: “Occhi gettati & altri racconti” (Pironti;1989), “L’angelico Bestiario” (Ubulibri; 1991), “Quadrilogia di Santarcangelo” (Ubulibri; 1999). Ha, inoltre, liberamente tradotto in italiano, per la scena: “L’arancia meccanica” di A. Burgess, “L’Ubu Re” di A. Jarry, “I drammi marini” di E. O’Neill, “Tartufo o l’impostore” di Molière, “La conferenza aux Vieux Colombier” di A. Artaud. Al suo attivo ancge due cd, come chansonnier/rivisitatore della melodia partenopea e non: “Embargos” (1991) e Cantà (2001 – ed. Il Manifesto). Per il cinema ha lavorato, come attore, per Mario Martone in “Morte di un matematico napoletano” (1992), per Pappi Corsicato in “Libera” (1993), per Raoul Ruiz in “Le voyage clandestin” ovvero “Vite di santi e di peccatori” (1994), per Stefano Incerti ne “Il Verificatore (1995), per Antonietta De Lillo in “Racconti di Vittoria” (1995) e in “Maruzzella” frammento de “I Vesuviani” (1997), per Pasquale Marrazzo in “Malemare” (1997).
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