Springsteen a Napoli, polemiche nel dopo concerto

Springsteen a Napoli, polemiche nel dopo concerto

Il concerto di Bruce Springsteen ieri sera a Napoli ha avuto uno strascico polemico, del resto già preannunciato alla vigilia: ancora prima dello show, infatti, Giorgio Cozzolino, soprintendente ai Beni architettonici di Napoli, aveva dichiarato - ieri, in un'intervista ripresa sulle pagine locali de la Repubblica - che in futuro "ci saranno vincoli più restrittivi per l'utilizzo di Piazza Plebiscito". "Questa piazza ospita da secoli eventi di ogni genere: religiosi, militari, musicali. Ma, attenzione, sono sempre state manifestazioni aperte a tutto il popolo. E' un luogo della città, un bene comune. Perciò non va recintata", ha reclamato il funzionario pubblico riferendosi alle transenne di quattro metri d'altezza usate per delimitare lo spazio riservato al palco. Per Springsteen, ha aggiunto, si è fatta un'eccezione al decreto che vieta allestimenti che impediscano l'accesso alla piazza e la visibilità dei monumenti per impossibilità di organizzare un piano alternativo in tempi utili. "Ben vengano eventi di simile portata in futuro, sul basolato di questa splendida location", ha concluso. "Basterà solo avere un'accortezza maggiore per il patrimonio storico della nostra città".

La replica di Claudio Trotta, titolare della società organizzatrice dell'evento, Barley Arts, è arrivata dopo 24 ore per tramite di una conferenza stampa: "Un incontro pubblico", ha dichiarato poco fa lo stesso Trotta a Rockol, "che ho voluto fare per rimarcare i segnali positivi di quanto accaduto ieri: qui a Napoli si è svolto un evento storico che la città ha recepito al meglio, con un artista straordinario, un pubblico altrettanto eccezionale e un'organizzazione impeccabile sotto tutti i punti di vista. Piazza del Plebiscito, da questo punto di vista, si è rivelata una scelta vincente".

Quanto alle dichiarazioni di Cozzolino, il promoter ricorda che "un anno fa qui si è svolto un concerto con oltre trentamila spettatori, protagonista Luciano Ligabue, allestito dagli stessi organizzatori locali e con il consenso della stessa amministrazione pubblica senza alcuna delle restrizioni imposte dal neo soprintendente, e mi chiedo perché. Aggiungo che quando a ottobre dell'anno scorso ho fatto partire questa operazione ho avuto ampie assicurazioni sulla agibilità della piazza per un evento a pagamento. Ricordo poi che la città ha goduto per mesi di una straordinaria campagna mediatica e promozionale da cui ha ricavato moltissimi benefici anche sotto il profilo occupazionale. Il soprintendente, leggo oggi sul Corriere del Mezzogiorno, propone per il futuro l'organizzazione di concerti gratuiti con poltroncine riservate a pagamento, rievocando un passato borbonico in cui negli spettacoli i nobili stavano seduti e il popolo in piedi: una soluzione gravemente discriminatoria in un Paese in cui purtroppo i concerti sono sempre più spesso destinati a chi dispone di molto denaro. Mi sembra che tutto ciò evidenzi una volta di più un distacco totale tra burocrazia e mondo reale. Da cittadino e da imprenditore trovo intollerabile che i burocrati intervengano sistematicamente a gamba tesa contro chi alimenta lavoro, sogni e speranze: a Napoli come a Milano, a Torino o ad Aosta". Già finita la love story con Napoli, quindi? Niente affatto: "Questa piazza si presta ad ospitare eventi a pagamento e mi auguro che l'amministrazione locale abbia la forza di continuare in questa direzione", dice Trotta. "Personalmente prenderò ancora in considerazione l'ipotesi ogni qualvolta si presentino le condizioni e gli artisti adatti a esibirsi in uno spazio come questo".

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