Zucchero: campioni senza valore?

Zucchero: campioni senza valore?
La faccenda è andata così (ve la racconto dal principio, per chiarezza).
Con una premessa: secondo me, “Shake” di Zucchero è uno dei migliori album della scorsa stagione discografica, tanto è vero che l’ho votato per gli Italian Music Awards e lo cito spesso ad esempio quando sostengo che, se i dischi non vendono, non è perché costano troppo, ma perché costano troppo per quel che valgono: infatti, “Shake” ha venduto bene, anzi benissimo, e contiene parecchie buone canzoni, abbastanza da legittimare la spesa dell’acquisto.
Ne possedevo già una copia, quella che cortesemente la casa discografica mi aveva consegnato in occasione della presentazione alla stampa, e mi è capitato di riascoltarla con qualche frequenza e con piacere. E quando mi sono ricordato, avendolo letto proprio su Rockol (vedi News), che qualche mese fa era stata messa in vendita una riedizione limitata di "Shake", con quattro brani dal vivo registrati in Olanda, ho pensato di procurarmela. Siccome mi pareva poco carino richiederla alla Universal, dato che non l’avrei recensita, (so che fate fatica a crederci, ma c’è ancora qualcuno che ha il senso del pudore) l’ho acquistata tramite lo Store di Rockol. E mentre ascoltavo il secondo Cd, quello con i quattro pezzi dal vivo, leggevo il libretto per trovarci informazioni supplementari su quei brani (informazioni che nel libretto non ci sono, detto per inciso). Riflettevo su come spesso il corredo informativo dei libretti dei Cd sia insufficiente a soddisfare l’appassionato, e mi è venuto in mente di andare a verificare quale fosse il brano dell’album che contiene una campionatura della voce di Barry White. Non so perché, di preciso: forse perché mi era appena ricapitata per le mani la storia della disco-music scritta dal collega Lucio Mazzi, e quella mi aveva fatto ripensare a Barry White.
Comunque: cerca e ricerca, non trovo l’informazione che volevo. Me ne stupisco, perché ero praticamente certo di averla letta sul libretto del disco originario. Allora ripesco dall’archivio “Shake”, la prima edizione, quella con il box di plastica flessibile; estraggo il libretto, e ci trovo, a pagina 4, in coda ai crediti di “Ahum”, “contains a sample from ‘Just the way you are’ (Barry White)". Curioso, mi dico: nel ristampare il libretto è saltata una riga. Ma a quel punto la curiosità si fa più precisa, e vado a cercare, confrontando i libretti, altri “errori di ristampa”. E trovo che a pagina 3, in coda ai credits di “Porca l’oca”, non si trova più il riferimento “Contains a sample from ‘What’d I say’ (Ray Charles)”. Ah-ha...
Continuo a cercare discrepanze fra i due libretti: il “nuovo” contiene un credito che nel vecchio non c’era (in coda ai credits di “Ali d’oro” compare “Vocal arrangements for John Lee Hooker: Roy Rogers”), ma ci sono altre differenze relative a “Scintille”: nel nuovo libretto non c’è più il credito “Contains a sample from ‘Deceiving blues’ & ‘Feelin’ lowdown”, sostituito da “Backing vocals by Sandra Chambers and James Thompson”. E ancora: per “Baila (Sexy thing)” non ci sono più i credits di due campionamenti (da “Take me to the river” e “Mannish boy”); e per “Dindondio” non ci sono più i credits del campionamento da “Oh! Death where is thy sting?”.
Ora, io non sono un musicista, e non ho abbastanza orecchio per accorgermi se un campionamento c’è ancora o non c’è più; ma sono un ex correttore di bozze, e le differenze fra due testi stampati non mi sfuggono, di solito. Mi chiedo: se non ci sono più i credits, sarà tutto un errore di stampa o sarà invece che i campionamenti non ci sono più? Anche perché il “nuovo” libretto non è frutto di una reimpaginazione: è proprio come se fossero state tolte le righine di stampa relative ai campionamenti. Non tutti, eh: quello da “Choladas” in “Rossa mela della sera” è rimasto, ma è l’unico. Sparito Ray Charles, sparito Barry White, spariti gli altri sopra citati...
La curiosità diventa sospetto. Vado sul sito della Universal, e qui scopro che “Shake”, nella discografia di Zucchero, non è più presente come disco uscito nel 2001, ma solo come “Shake – Nuova versione”, datata 2002. Il mistero s’infittisce.
L’indomani vado in un negozio di dischi e cerco “Shake”. Trovo la versione in due Cd, che ho già. Trovo la versione da un solo Cd, e scopro che ha un numero di catalogo diverso da quella che possiedo io e che mi è stata data l’anno scorso: quella era 589 278-2, questa è 589 748-2. Siccome sono un pazzo fanatico, compero anche questa, e tornato in ufficio confronto i libretti (ormai ne ho tre...). Quello della riedizione di “Shake” del 2002 è uguale a quello dell’edizione a tiratura limitata con i quattro brani live; entrambi differiscono dal libretto originario per la sparizione dei campionamenti.
Riassumendo: “Shake” è uscito nel settembre dell’anno scorso nella versione originaria, in tutto il suo splendore, con tutti i suoi campionamenti; è stato ristampato quest’anno, in una versione in cui il libretto è “ripulito” dalla maggior parte dei credits dei campionamenti; ed è stato riproposto poi in una versione limitata con quattro brani live su un secondo Cd. Attualmente, peraltro, “Shake” è pubblicizzato in offerta speciale “natalizia” a 10 euro.
A parte il fatto che i collezionisti diventeranno pazzi; a parte il fatto che le copie di “Shake” in versione integrale e originaria assumono un valore particolare; resta una domanda: che fine hanno fatto i campionamenti? Ci sono ancora, ma sono stati tolti dai credits; o non ci sono più, e dunque sono stati tolti dai credits? E se non ci sono più, perché non ci sono più? Perché sono stati tolti? E soprattutto, se sono stati tolti, perché nessuno l’ha detto a quelli che negli ultimi mesi hanno comprato “Shake” convinti di comprare la versione integrale?
Chiudo (in attesa di risposte da chi le vorrà fornire) citando un passo dell’intervista concessa da Zucchero a Rockol lo scorso settembre:
Nel disco sono segnalate tutte le citazioni fatte e tutti i campionamenti usati. E’ una scelta abbastanza insolita...
“Negli ultimi dieci anni molti musicisti d’avanguardia, come Fatboy Slim, hanno usato prendere parti di dischi rari per le loro composizioni, e io ho fatto la stessa cosa usando i vinili del mio programmatore di Los Angeles: lui possiede una discografia enorme di artisti la cui musica è molto difficile da ricreare, perché le tecniche di registrazione del tempo sono difficilmente imitabili. Se volevo dare un suono simile a certi sound degli anni ’50, come i cori gospel, dovevo usare questi campionamenti. Io sono orgoglioso dei risultati ottenuti perché derivano da un grande lavoro di ricerca e anche, scusate la modestia, dal buon gusto nello scegliere tonalità che combaciano e si armonizzano tra loro”.
Tanto lavoro di ricerca e tanto buon gusto sprecati... ma allora erano campionamenti senza valore?
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