Comunicato Stampa: I Quarashi in concerto in Italia

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Arrivano dall'Islanda, una terra che si sta rivelando un vero e proprio vivaio di talenti musicali.
Loro sono in quattro, si chiamano QUARASHI e sono la band di punk/hip pop più travolgente venuta alla ribalta dai tempi dei Beastie Boys.
Segnalati dalla celebre rivista americana Spin come la "band 2002 da tenere d'occhio", i Quarashi con il singolo Stick 'Em Up ci offrono un brillante assaggio del nuovo album "Jinx", in uscita il 7 ottobre in Italia.

La band lo terrà a battesimo nel nostro paese con un concerto all'Alcatraz di Milano il 12 ottobre, unica data italiana.

"Noi siamo la band che viene dal nulla ma che ascolta tutto quello che c'è da ascoltare nel mondo e poi produce un disco", dice Sölvi Blondal, l'autore, produttore e anima degli islandesi Quarashi. Non siamo americani, non siamo europei, siamo di Reykjavik, una piccola città nell'Atlantico del Nord. Probabilmente siamo un caso da studio antropologico: dei rapper islandesi". Ma Quarashi non sono unici solo dal punto di vista geografico, la musica del gruppo è un eclettico miscuglio di rap, punk e hard rock che mette in evidenza una notevole gamma di influenze. "Il nostro scopo è di mescolare l'hip-hop e l'industrial, ma sempre con un gusto da live", dice Sölvi. "Far pensare alla gente che questa sia una band live, anche se facciamo molto uso delle programmazioni e dei sequencer."

I Quarashi sono: Sölvi (26 anni), produttore e batterista; Hössi Olafsson (23), voce solista, sia che si tratti di rappare che di cantare, Stoney Fjelsted (25), rapper e Omar Swarez (26), anche lui rapper.

Sölvi e Omar si sono conosciuti da bambini, Sölvi ha conosciuto Stoney quando un giudice gli ha ordinato di servire la comunità in un parco di pattinaggio a Reykjavik. Quarashi, un termine che significa "soprannaturale" e che Stoney aveva trovato in un libro, era il soprannome dato a Stoney, già campione islandese di pattinaggio, da un amico. Il termine è diventato il nomignolo di Stoney quando viveva in Arizona e alla fine ha cominciato ad apparire sui muri e sulle strade di tutta Reykjavik. Quando si è trattato di trovare un nome per la band, Quarashi è sembrato perfetto.
I Quarashi sono stati formati da Sölvi e Hössi nel 1996. Dopo aver suonato in una band punk rock locale chiamata 2001, entrambi hanno sentito la necessità di sperimentare preferendo il lavoro in studio sulla base delle cose che registravano in prova. Sölvi ha prodotto un demo, Hössi ha messo giù le parole e il primo singolo dei due, "Switchstance" ha venduto 500 copie in una settimana. Il loro primo album è stato registrato nell'ottobre del 1997 e ha venduto più di 6000 copie, diventando disco d'oro in Islanda. Lo stesso anno i Quarashi hanno aperto i concerti dei Fugees e dei Prodigy e a Sölvi è stato affidato il remix di "Diesel Power" dei Prodigy. Nel 1999 è seguito il secondo album di Quarashi, Xeneizes, che ha venduto altre 6000 copie, anch'esso disco d'oro. A quel punto hanno cominciato a lavorare a Jinx e hanno finalmente avuto la possibilità di andare ad esibirsi dal vivo in America. Al Brownie's di New York la musica ad alto voltaggio dei Quarashi ha fatto saltare un monitor e ha trasformato in caos quello che doveva essere un tranquillo showcase organizzato dalla casa discografica. E' lì che hanno capito di essere pronti per le cose in grande.
Su Jinx i ritmi vanno da un hip-hop classico ad un industrial più oscuro, a volte con una drum machine, altri con una batteria vera. Scratch di turntable lasciano spazio a potenti linee di basso e a chitarre stridenti. Seconde voci si mescolano ai flussi di due o tre rapper alla volta. Fiati, voci e frasi di piano sono campionate e distorte. La produzione è a livello delle migliori cose dei due lati dell'Atlantico. "Il punto focale del sound originale della band era quello di mixare break beats all'inglese al hip-hop americano", dice Hössi. "Come se i Chemical Brothers e i Prodigy se la facessero con i Cypress Hill o i Public Enemy".
I Quarashi hanno scelto "Stick Em Up", il primo singolo di Jinx, sulla base solo del suo straordinario impatto sonoro. Piste di chitarre sovrapposte combattono con piatti vigorosi ed un basso martellante. I tre rapper della band, Hössi, Stoney e Omar Swarez, aggiungo rapidi versi al calor bianco oltre al ritornello. "Non appena abbiamo suonato la canzone, ci siamo resi conto di quanto 'Stick Em Up' fosse potente e capace di eccitare le persone", dice Sölvi. "Provate a metterla su quando vi svegliate la mattina. Vi darà la giusta carica." Un'altra canzone importante in Jinx è "Tarfur", la prima canzone rap mai scritta e registrata in islandese. "Tarfur" inizia come un pezzo di funky dalle forti percussioni, un po' alla Meters, ma una volta che inizia la parte rap, ci si rende conto di essere di fronte a qualcosa di unico. "Abbiamo cominciato a rappare in inglese perché tutte le nostre influenze arrivano dall'America", dice Hössi. Non c'era nessun modello di rap in islandese, così ce lo siamo dovuti inventare da soli." "Tarfur" prende il concetto di "funky bi-lingue" e ne fa qualcosa di speciale.
Una delle ultime canzoni di Jinx è "Dive In", una ballata tecno dove i Quarashi mettono in mostra una versatilità stilistica ancora maggiore. Su di una eterea pista di sottofondo condita di scratch e tastiere, Hössi mette da parte la sua abilità nel rappare per cantare nel migliore dei modi. "Dive In" è allo stesso tempo ipnotica e piena di speranza e potrebbe dare l'idea di possibili indirizzi futuri del sound dei Quarashi.
"Ci rendiamo conto che portare l'hip-hop in America è come vendere ghiaccio in Groenlandia", dice Sölvi, "Ma non vogliamo limitarci ad un solo stile. Vogliamo suonare rock o rap e farlo come ce lo sentiamo noi. Bjork e Sigur Ros e tutti questi grandi musicisti islandesi ci tengo a mettere molto in risalto le loro caratteristiche islandesi. Per noi è diverso, anche se, credo, condividiamo la stessa energia". E questa energia viene messa in evidenza qualunque sia lo stile che i Quarashi scelgono: dai lick di chitarra metal alle linee di basso hip-hop, al vigore dei versi dei tre rapper, c'è un innegabile potere nella loro musica. Un solo ascolto a Jinx lo dimostrerà e non importa da che paese veniate.
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