Nuovo appuntamento con The Observer, il nostro osservatorio sulla musica indipendente italiana. Questa settimana è il turno di Susanna La Polla, in arte Suz: se il nome non vi suona nuovo è perché di lei abbiamo recentemente parlato in occasione dell’anteprima del suo ultimo video, “Distant skies (Don’t say a word), primo singolo tratto dal nuovo album “One is a crowd”. Suz esordisce significativamente come corista e vocalist di Papa Ricky, uno dei principali esponenti della scena reggae e raggamuffin nazionale, e alla fine degli anni ‘90 come cantante del gruppo punk rock Sushi à la Santory, insieme a Riccardo Pedrini (Nabat, Wu Ming). Nel 2009 pubblica il suo album d’esordio, "Shape of fear and bravery", seguito a breve distanza da "Shape of fear and bravery remix".
A gennaio di quest’anno è uscito il suo secondo lavoro in studio, un’opera in cui Susanna ha davvero messo tutto ciò che in qualche modo l’ha definita, musicalmente e non, in questi anni passati sul palco: tanto trip hop alla maniera di Bristol, l’amore per l’hip hop, ma anche Marc Bolan, Eliot, Sidney Pollack e perfino Shakespeare, il tutto incanalato nella giusta direzione grazie al prezioso lavoro in cabina di regia di Ezra dei Casino Royale, e all'apporto di uno come KutMasta Kurt - storico produttore americano, noto per aver lavorato con gentaglia del calibro di Kool Keith, Beastie Boys, Blackalicious ma anche NoMeansNo e Circle Jerks - per il singolo "Distan skies". “One is a crowd” è una finestra sul mondo di Suz che avremo modo di esplorare nel dettaglio durante le prossime tre settimane grazie all’occhio attento di The Observer.
Suz è l’artista su cui abbiamo puntato i nostri riflettori. Scopritela con noi.