Credits: Francesco Prandoni / Concessione in uso a Rockol
Anouk, l’avvenente cantante olandese che sta ottenendo un lusinghiero successo anche in Italia (è diciassettesima in hit parade), si presenta molto diversa dalla grintosa e aggressiva emula di Alanis Morissette che l’impatto del suo album “Together alone” potrebbe suggerire.
“Sì, me lo dicono in molti, ma francamente credo che siano tutti un po’ influenzati dai cambi di intensità vocale. Se tutte e due passiamo dal canto a bassa voce a quello un po’ più sostenuto, non vuol dire che cantiamo le stesse cose. Direi che i miei testi sono molto meno arrabbiati”.
Però nella canzone che ti ha portato maggiore fortuna, “Nobody’s Wife”, dichiari che non sarai mai moglie di nessuno, che nessuno riuscirà a domarti.
“Beh, quello posso dirlo perché ci sono cascata una volta. Mi sono sposata tre anni fa (a soli vent’anni) e un anno dopo ho divorziato. Perciò mi sono dedicata questa canzone”.
Al tuo primo album, stai già ottenendo un certo successo in tutta Europa. Te lo aspettavi?
“Naturalmente no, è meglio di quanto sperassi, specie per una che viene dall’Olanda, che non è una fucina di musicisti rock: lì va fortissimo la gabber, un genere di musica techno velocissima. Posso considerarmi fortunata: faccio quel che mi piace, giro il mondo, mi diverto e dormo quanto voglio. E’ il lavoro che tutti vorrebbero. Devo solo stare attenta a non illudermi sulla sua durata”.
“Sì, me lo dicono in molti, ma francamente credo che siano tutti un po’ influenzati dai cambi di intensità vocale. Se tutte e due passiamo dal canto a bassa voce a quello un po’ più sostenuto, non vuol dire che cantiamo le stesse cose. Direi che i miei testi sono molto meno arrabbiati”.
Però nella canzone che ti ha portato maggiore fortuna, “Nobody’s Wife”, dichiari che non sarai mai moglie di nessuno, che nessuno riuscirà a domarti.
“Beh, quello posso dirlo perché ci sono cascata una volta. Mi sono sposata tre anni fa (a soli vent’anni) e un anno dopo ho divorziato. Perciò mi sono dedicata questa canzone”.
Al tuo primo album, stai già ottenendo un certo successo in tutta Europa. Te lo aspettavi?
“Naturalmente no, è meglio di quanto sperassi, specie per una che viene dall’Olanda, che non è una fucina di musicisti rock: lì va fortissimo la gabber, un genere di musica techno velocissima. Posso considerarmi fortunata: faccio quel che mi piace, giro il mondo, mi diverto e dormo quanto voglio. E’ il lavoro che tutti vorrebbero. Devo solo stare attenta a non illudermi sulla sua durata”.
Schede:
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale