Sarà un cantautore australiano di nome Alex Lloyd il primo musicista che salirà sull'enorme palco costruito per i due speciali show che Luciano Ligabue terrà allo Stadio San Siro. Il Liga di lui ha semplicemente riferito: “Mi hanno detto che assomiglia a Elvis e questo non potrebbe che farmi piacere”. In realtà Alex è questo, ma anche molto di più; un musicista che sa scrivere canzoni semplici, senza strafare e mostrando sempre il suo lato più timido, molto lontano dal tipico stereotipo della rockstar. “Vengo dall'Australia”, ci spiega Alex: “'Watchinh angels mend' è il mio secondo disco, registrato in parte nel mio paese ed in parte in Inghilterra ed in altre parti d'Europa dove sono stato aiutato da musicisti veramente talentuosi”.
Alex non si scompone nemmeno quando gli si chiede cosa ne pensa del paragone fatto tra la sua musica e quella dei R.E.M.. “I R.E.M.? E' bellissimo essere affiancato a loro, mi piacciono molto”.
Il musicista ci racconta, poi, della sua esperienza londinese: “Sono andato in Inghilterra per aver la possibilità di suonare assieme a dei musicisti che stimavo molto e che volevo comparissero nel mio disco. Con me hanno suonato Guy Pratt (già con i Pink Floyd), Shawn Lee, Clive Deamer (batterista dei Portishead), Ged Lynch (batterista e percussionista dei Black Grape) e BJ Cole, che ha collaborato con Verve, R.E.M. e Beck. In studio ci hanno perfino raggiunto il figlio di George Martin, la figlia di Ronny Wood e la figlia di John Paul Jones.
“Watchin angels mend”, che in italiano si può traduure “guardare gli angeli rammendare”, è un titolo alquanto misterioso. “Significa vedere la gente che diventa felice", ci confida Alex: "Mi è capitato di pensare a questo titolo quando ero a Londra. Stava piovendo, e quando il sereno è tornato anche le persone erano più contente. Forse in quel momento gli angeli avevano rammendato il cielo”. Nella copertina del disco Alex è seduto in quelli che sembrano i sedili posteriori di un taxi tra una signora anziana e una giovane ragazza: una sorta di allegoria volta a ricongiungere la tradizione cantautorale con la ricerca musicale? “Credo che quella foto abbia davvero un'analogia con quello che è la mia musica, anche se penso di rifarmi di più alla tradizione che alla sperimentazione”. Ma cosa porta con sé Alex nei lunghi viaggi promozionali? “I dischi di David Bowie soprattutto, e poi i Turin Brakes e Al Green”.
Alex non si scompone nemmeno quando gli si chiede cosa ne pensa del paragone fatto tra la sua musica e quella dei R.E.M.. “I R.E.M.? E' bellissimo essere affiancato a loro, mi piacciono molto”.
Il musicista ci racconta, poi, della sua esperienza londinese: “Sono andato in Inghilterra per aver la possibilità di suonare assieme a dei musicisti che stimavo molto e che volevo comparissero nel mio disco. Con me hanno suonato Guy Pratt (già con i Pink Floyd), Shawn Lee, Clive Deamer (batterista dei Portishead), Ged Lynch (batterista e percussionista dei Black Grape) e BJ Cole, che ha collaborato con Verve, R.E.M. e Beck. In studio ci hanno perfino raggiunto il figlio di George Martin, la figlia di Ronny Wood e la figlia di John Paul Jones.
“Watchin angels mend”, che in italiano si può traduure “guardare gli angeli rammendare”, è un titolo alquanto misterioso. “Significa vedere la gente che diventa felice", ci confida Alex: "Mi è capitato di pensare a questo titolo quando ero a Londra. Stava piovendo, e quando il sereno è tornato anche le persone erano più contente. Forse in quel momento gli angeli avevano rammendato il cielo”. Nella copertina del disco Alex è seduto in quelli che sembrano i sedili posteriori di un taxi tra una signora anziana e una giovane ragazza: una sorta di allegoria volta a ricongiungere la tradizione cantautorale con la ricerca musicale? “Credo che quella foto abbia davvero un'analogia con quello che è la mia musica, anche se penso di rifarmi di più alla tradizione che alla sperimentazione”. Ma cosa porta con sé Alex nei lunghi viaggi promozionali? “I dischi di David Bowie soprattutto, e poi i Turin Brakes e Al Green”.
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