Credits: Luigi Rizzo / Concessione in uso a Rockol
Secondo i rilevamenti delle autorità di King County è stata l'eroina ad uccidere Layne Staley, trentaquattrenne cantante degli Alice in Chains trovato morto, lo scorso venerdì 19 aprile, nella sua casa nei pressi di Seattle (vedi news): pare infatti che accanto al cadavere del musicista sia stata rinvenuta l'attrezzatura per iniezioni endovena. La polizia ha deciso, quindi, di archiviare il caso: “Si tratta senza dubbio di morte naturale dovuta alla dipendenza da stupefacenti, o, al limite, di decesso per overdose. La sezione omicidi non è neanche stata allertata”, ha dichiarato alla Reuters il portavoce della polizia Duane Fish. Il cadavere di Layne era stato rinvenuto nella notte tra lo scorso venerdì e sabato 20 aprile: dopo l'autopsia l'identità del cadavere era stata accertata, anche se (a causa del relativo avanzamento dello stato di decomposizione del corpo) l'esame tossicologico per stabilire le cause della morte non aveva dato risultati attendibili. Da anni dipendente dall'eroina, un ulteriore aggravamento (avvenuto nel 1995) dello stato di assuefazione di Staley aveva portato gli Alice in Chains ad una sorta di “congelamento artistico” che durava ormai dalla pubblicazione del loro omonimo album, uscito proprio quell'anno come ideale seguito del celebre “Jar of flies” (1994).
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