di Gianni Sibilla
Bertis Downs è una figura per certi versi mitica: è stato, di fatto, il quinto membro dei R.E.M.. Sui dischi della band compariva semplicemente come “advisor”, ma ha lavorato con il gruppo per i 31 anni della sua carriera, facendone da manager dalla metà degli anni ’90. E lo è ancora, nonostante la band si sia sciolta, tra lo stupore generale, il 21 settembre del 2011.
Lo abbiamo raggiunto al telefono mentre era in Europa, in viaggio tra Londra e Berlino - ci dice che ha mancato di poco il concerto dei Radiohead l’altra sera a Bologna: Downs è sempre molto impegnato anche se ora - dice - ha ritmi diversi e il suo compito è gestire l'eredità dei R.E.M. Ci siamo fatti raccontare in esclusiva la ristampa di “Document” appena pubblicata ma soprattutto le sue sensazioni e quelle di Peter Buck, Michael Stipe e Mike Mills ad un anno dallo scioglimento, le prossime uscite e i materiali inediti che son saltati fuori dagli archivi e che prima o poi vedranno la luce.
Come funzionano oggi i R.E.M.? La band non è più attiva, ma c’è ancora del lavoro da fare, immagino.
C’è molto lavoro, c’è un catalogo incredibile da gestire. Ogni giorno bisogna approvare qualcosa, che sia l’uso di una canzone in un film o in una compilation. Abbiamo lavorato sulla ristampa di “Document”, e l’anno prossimo faremo una ristampa di “Green”, con ogni probabilità. Non c'è l’intensità o il carico di lavoro di quando la band era in pista, ovviamente. E’ un ritmo diverso.
Questo mese ricorrono due anniversari importanti nella storia del gruppo: il primo è ovviamente quello del 21 settembre 2011, il giorno dell’annuncio dello scioglimento della band. Che anno è stato questo, nel mondo dei R.E.M.?
Dolceamaro. Un po’ felice un po’ triste. E stato bello che la band si sia fermata quando ha voluto farlo: sono orgogliosi della loro carriera, ma hanno altre cose da fare che non possono essere limitate dall’essere in una band. Ma è stato ovviamente anche triste. Per me personalmente è stato più felicità e meno tristezza. Si dice che in questi casi si ha più tempo da passare con la famiglia, ed è vero. Ho due figlie stupende, una di 9 anni ed una teenager: cerco di impegnarmi nella loro educazione e in generale in quella dei giovani: garantire una buona educazione ad ogni ragazzo è una causa importante in America, oggi.
Ma ho avuto più tempo per seguire l’eredità della band senza la pressione di un disco in uscita o di un tour in partenza. Sul sito abbiamo fatto questi Installments of the week: abbiamo iniziato letteralmente ad aprire gli scatoloni, trovando cose incredibili a cui non pensavamo da 20 anni E’ stata una buona transizione e ci stiamo abituando.
Come si sentono Peter, Mike e Michael oggi a proposito di questa decisione?
Ci siamo visti tutti assieme a cena, abbiamo fatto dei brindisi, condiviso ricordi dei bei tempi. Meglio di così non poteva andare. Parlavo a nome di tutti quando dicevo che è stato dolceamaro: queste sensazioni sono quelle che condividiamo tutti. Peter ha messo molta energia in Todos Santos, un festival in una piccola cittadina del Messico, e ha un disco in uscita in solo vinile tra poche settimane. Michael ha intensificato la sua attività nel mondo artistico, in cui è sempre stato coinvolto.
Pensi che potremo vedere Michael Stipe tornare a cantare, prima o poi?
Questa è una di quelle domande che metterei sotto l’etichetta “Previsioni del futuro”, in cui cerco di non cimentarmi. Chi lo sa! Sappiamo che ha una voce incredibile. Sappiamo che è un grande cantante. Sappiamo che ha avuto una fantastica carriera. Ma non sappiamo che farà domani, la prossima settimana o l’anno prossimo. Si sta sicuramente prendendo una pausa dal cantare per seguire i suoi interessi artistici.
Mike Mills sembra il più tranquillo dei tre...
Non credo che Mike se ne sia stato tranquillo. Semplicemente ha fatto cose che non sono state menzionate. Ha viaggiato molto, ha lavorato ad un paio di progetti di cui non è ancora pronto per parlare...
Ognuno dei ragazzi sta seguendo i suoi interessi da solo. Sono tutti sereni con la decisione che hanno preso e sapevano che era il momento giusto per farlo.
L’altro anniversario è quello del 1° settembre 1987, quando uscì “Document”. Avete appena pubblicato una riedizione per celebrarne i 25 anni. Quando avete deciso di farla?
Era praticamente scontato che la facessimo. Negli ultimi anni abbiamo pubblicato “Murmurs”, “Reckoning”, “Fables” e “Life’s rich pageant”. Così ci siamo detti: “Perché fermarci”? E’ una buona cosa per tenere viva l’eredità della band. Non abbiamo ancora deciso se faremo una ristampa di “Green” l’anno prossimo, ma credo proprio che succederà e magari tra un paio di anni toccherà ad “Out of time”.
Il 1987 è stato un anno di svolta per i R.E.M. :“Document” fu l’ultimo album per un’etichetta indipendente e “The one I love” fu il primo singolo del gruppo ad entrare in top 10. Cosa ti ricordi di quel periodo?
Per me non fu tanto un punto di svolta, quanto una continuazione di buone cose. Mi ricordo cose specifiche, come il tour con 10,000 Maniacs: eravamo fan e amici di Nathalie Merchant e ogni sera era speciale. Mi ricordo che si iniziava a suonare in posti più grossi e che avevamo richieste per più concerti. Mi ricordo il “Work tour”, anche se i concerti in Europa furono pochissimi: niente Spagna e Italia, che sarebbero diventati importanti per noi. Ovviamente il meglio doveva ancora venire.
Un punto di svolta fu sicuramente iniziare a lavorare con Scott Litt che produsse “Document” e ogni disco successivo fino alla metà degli anni ’90. Fino ad allora avevamo cambiato produttore ad ogni album. Scott aveva lavorato con band che amavamo come i DBs. Produsse “Romance”, una canzone che incidemmo per un film: ci conquistò subito la sua energia, i risultati che riusciva ad ottenere. Lavorammo con lui per sei album e dieci anni. Si, quella fu una svolta.
La ristampa di “Document” include un bonus CD con un concerto registrato a Utrecht nel 1987. Come mai quel concerto e non, per dire, dei demo come in alcune delle ristampe precedenti?
Ogni anno ci chiediamo: “Abbiamo abbastanza roba interessante come demo e outtake?”. In alcuni casi la risposta è positiva, in altri casi abbiamo registrazioni di grandi concerti come quello. Si svolse in un posto speciale, una città universitaria come Athens, ed esisteva una bella registrazione per la radio nazionale.
In questo periodo avrete probabilmente messo mano agli archivi sonori dei R.E.M. Quanto materiale inedito c’è? Vedrà mai la luce, magari in un box set?
Negli anni la band ha accumulato materiale inedito, certo. Qualche canzone è stata usata sui singoli, nelle colonne sonore o in vecchi greatest hits. Canzoni come “Fascinating” non sono mai state pubblicate ufficialmente ma girano da tempo. C’è sicuramente un po’ di tutto, compreso diverse versioni o diversi mix. Chissà cosa ne faremo, di quella roba....
E’ tutto da vedere: il mondo cambia, l’industria cambia. Chi sa come sarà la musica nel 2020, per dire. Quello che direi ora: l’anno prossimo faremo una ristampa di “Green” con dei bonus, artwork, foto. Dopo di che: chi lo sa! Bisogna giocarsi le carte a disposizione che si hanno in mano in quel momento. Vediamo quando ci arriveremo.