L'uscita del già acclamatissimo "Tempest" ha sciolto la lingua anche al solitamente riservatissimo Bob Dylan. Che a Mikal Gilmore di Rolling Stone ha concesso una lunga intervista a cuore aperto in cui si scaglia apertamente contro quei critici che lo accusano di rubare a piene mani dalla tradizione musicale e letteraria, togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di chi, a metà anni Sessanta, lo contestò per la svolta "elettrica" chiamandolo Giuda. Chiacchierando con il giornalista, Dylan ha anche confermato di essere al lavoro sulla seconda parte della sua autobiografia (la prima, "Chronicles: Volume One", è stata pubblicata nel 2004, e secondo notizie circolanti già da tempo il cantautore avrebbe firmato il contratto per il secondo volume con l'editore Simom & Schuster). "Non voglio dire troppo al riguardo. E' un lavoro grosso", ha spiegato. "Non mi pesa scrivere, per me la parte difficile sta nella rilettura e nel tempo che richiede".
Il primo volume, ha ricordato Dylan, nacque quando la sua casa discografica, la Columbia, gli chiese di scrivere un breve saggio da allegare alle note di copertina di una compilation. Lui rifiutò, "ma cominciai a pensare che sarebbe stata una buona occasione per dire qualcosa su quel periodo, tra il '62 e il '63. Me ne andai dall'Ed Sullivan Show quando era un programma popolarissimo in America. Volevo tornare a quel tempo e riviverlo".
I "Chronicles" volume 2 e 3, anticipa il cantautore di Duluth, dovrebbero iniziare dal racconto di alcuni suoi dischi fondamentali. "Avevo scritto delle cose su 'Freewheelin' Bob Dylan' ma non le avevo usate. In Chronicles I ho parlato invece di 'Oh Mercy' perché mi risultava più interessante". "Tutta la prima parte del primo Chronicles, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto basarsi su qualche vecchio disco, forse su 'Another Side of Bob Dylan' ", ha aggiunto. "Quando cominciai a scrivere dei primi tempi a New York lo trovai estremamente interessante. Nel momento in cui inizi a fare una cosa del genere rimani stupefatto da quel che riesci a riportare alla luce senza neanche provarci".