Sanremo: rieccoci, si ricomincia.

Tutti gli anni ce ne andiamo via ripromettendoci di non ricascarci; e puntualmente, l'anno dopo, ci ritroviamo qui. “Qui” è Sanremo, o più precisamente la sala stampa del Teatro Ariston, quel recinto per giornalisti, veri e sedicenti, e altra varia umanità che nei giorni del Festival gravita (per lavoro o per hobby o per passione o per passare il tempo) intorno alla kermesse.

Anche quest'anno, dunque, siamo qui, e seguiremo quotidianamente per i lettori di Rockol gli avvenimenti connessi alla cinquantaduesima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Al nostro arrivo, ieri sera, l'atmosfera in città era ancora abbastanza tranquilla: deserta la passerella montata di fronte al teatro (quest'anno perpendicolare alla via, anziché parallela), poco affollati i ristoranti e i pub: del resto quest'anno l'inizio ufficiale della gara è fissato per il martedì, e oggi, lunedì, è ancora un giorno di preparazione. Unico impegno ufficiale della giornata, la conferenza stampa dell'organizzazione, prevista per mezzogiorno, della quale vi riferiremo più tardi.

Ieri sera, intanto, si è svolta la solita serata di gala (un tempo si chiamava “gala della stampa”, da un paio d'anni “gala del festival”) organizzata dal Comune di Sanremo, alla quale il Comune, appunto, invita cantanti (che di solito cercano di svicolare), giornalisti che vuole ingraziarsi o che si è già abbondantemente ingraziato (non è il nostro caso, né l'uno né l'altro: e infatti non siamo stati invitati), e personaggi vari (immancabili le signorine che faranno da spalla al presentatore).

La notizia di stamattina è che, per ricambiare uno sgarbo subito due anni fa (quando la dirigenza RAI disertò la serata di gala), questa volta sindaco e assessore al Turismo hanno invitato soltanto Agostino Saccà, direttore di RAI Uno, e nessun altro del consiglio di amministrazione uscente. Chissenefrega, direte voi: ma su queste minuzie e su queste schermaglie ci toccherà campare per i prossimi sei giorni.


Intanto serpeggiano malumori per i prezzi e i servizi degli alberghi (stanotte all'Astoria, 350 euro per notte - no, non è il nostro albergo, eravamo lì a salutare un amico - alle 23,50 il bar era già chiuso, alla faccia delle quattro stelle di categoria): quelli rimasti aperti (dopo la chiusura dei “classici” Mediterranée e Des Etrangers) profittano della situazione. E i cronisti che stanno man mano affluendo quassù in sala stampa - quelli che chiameremo con affettuosa rassegnazione Aristonauti - si salutano con aria complice e consapevole: al momento lo spirito prevalente è quello della rimpatriata dei vecchi compagni di scuola, le rivalità (vere o presunte) e la caccia allo scoop non sono ancora cominciate.
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