Daniele Silvestri presenta il nuovo disco:
'Torno a Sanremo per abitudine'

Daniele Silvestri presenta il nuovo disco: 'Torno a Sanremo per abitudine'
“Ci si affeziona alle abitudini...”: dietro questa frase Daniele Silvestri cela la scelta di tornare a Sanremo per la terza volta. Al Festival presenterà “Salirò” e in contemporanea pubblicherà il nuovo disco “Unò, dué”, il primo per la propria etichetta Panama, sotto la “tutela” della Sony.
“L'ultimo anno è stato complicato per la mia vita e, per i noti e tristi eventi, per quella di tutti”, ci spiega Daniele, capelli rasati a zero, gentile come sempre. “Personalmente ci sono stati alcuni fatti che mi hanno segnato profondamente”, dice riferendosi alla morte di suo padre, a cui è dedicato il disco. “Dopo aver scritto qualcosa come 35 canzoni, cercavo un modo per tirare le somme. Mi serviva una scossa adrenalinica, una data precisa per concludere tutto questo lavoro. Sanremo era l'occasione perfetta. Anche perché quando accetti di andare ti fanno firmare un contratto e non ti puoi più tirare indietro… Sennò avrei finito con il rinviare ancora l'uscita di questo disco, che alla fine è ciò che mi interessa davvero.”
“Salirò” è un pezzo tutto sommato abbastanza diverso dalle atmosfere di “Unò, dué”, che Daniele spiega di avere scelto per il Festival perché in controtendenza di brani “seriosi” come “L'uomo con il megafono” e “Aria” presentati sul palco dell'Ariston: “con il suo testo se vogliamo un po' surreale e leggero, esprime bene la mia voglia di uscire da un periodo difficile, rialzarmi, di sorridere”, ci racconta.
“Unò, dué” è un disco diviso tra politica e passione. La prima è rappresentata soprattutto da “Il mio nemico”, in cui Daniele canta “Il mio nemico non ha divisa, ama le armi ma non le usa, nella fondina tiene le carte Visa e quando uccide non chiede scusa”. “E' probabilmente la canzone più politica che abbia mai scritto”, spiega. “L'ho scritta dopo Genova, ho continuato a lavorarci quando è scoppiata la guerra. Il confronto con l'attualità è stato costante, più che in passato perché credo che più che in passato ci sia la necessità di riflettere, di essere sinceri, di raccontare quello che davvero ci sta a cuore, sia in una dimensione collettiva che in una personale”. Quest'ultimo aspetto è rappresentato soprattutto da “Di padre in figlio” quasi inconsciamente dedicata al figlio che Daniele aspetta dalla sua compagna, l'attrice Simona Cavallari: “Ho scritto questa canzone un mese prima di sapere che sarei diventato padre. L'ho scritta così com'è, non l'ho più modificata. La nascita di un figlio ti riconcilia con la vita, ti dà uno scopo e un'energia che mi erano venuti a mancare dopo che era scomparso mio padre. Questa canzone, così, è una sorta di passaggio di consegne, quello che penso che mio padre abbia sempre pensato nei miei confronti e che vorrei riuscire a trasmettere a mio figlio”.
Quanto alla musica, spiega Daniele, il titolo “Unò, dué” non è casuale. Oltre ad esprime sue due facce del cantante –rappresentate in copertina da una serie di “doppi”- fa venire in mente un aspetto ritmico molto presente nelle canzoni, grazie ad un deciso uso dell'elettronica: “In questo periodo ho consumato soprattutto 'Buena Vista Social Club'”, ci racconta, “ma anche un gruppo come gli Orishas, che nascono dalla stessa cultura cubana, però con un uso dell'elettronica molto particolare. Come loro ho cercato unire un senso della canzone tradizionale con un uso delle ritmiche particolare e con strumenti suonati dal vero. Ho fatto gran parte del lavoro al disco a casa mia, con i miei strumenti, e questo ha impostato il lavoro in un certo modo, ma alla fine ho seguito fino in fondo l'idea iniziale del disco, a differenza di quello che mi è capitato altre volte”.
Dall'archivio di Rockol - racconta "Argentovivo", la sua canzone in gara a Sanremo 2019 con Rancore
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