“Non sono un drogato, ma neppure un borghese travestito da balordo” racconta di sé Vasco Rossi, che si prepara a spegnere, domani 7 febbraio, le fatidiche cinquanta candeline. “Non mangio pere cotte e non leggo la vita di Santa Teresa. E’ vero che voglio una vita esagerata. Mi basta vivere altri dieci anni come quelli passati. Poi basta, perché avrò bruciato tutto”. Il ritornello è un po’ sempre lo stesso, visto che già dieci anni fa, ai tempi de “Gli spari sopra”, alla domanda su come si immaginava con mezzo secolo sulle spalle, Vasco rispondeva “e chi ci arriva a cinquant’anni?”. Ora che il traguardo è stato raggiunto Vasco, il cui ultimo disco, “Stupido Hotel”, ha venduto circa 800.000 copie, fa un bilancio della sua carriera e ammette di essere riuscito a coronare parecchi dei propri sogni come “riempire quegli stadi che una volta solo Springsteen e Marley riuscivano a riempire”. “Scrissi ‘Vado al massimo’ e sfidai Sanremo”, ricorda il musicista di Zocca, “perché non avevo scelta, perché tutto stava andando da cani, ero nella merda fino al collo. Se fossi tornato a Zocca da perdente mi avrebbero fatto a fette. Mi dissi, se vogliamo uscire dall’Emilia e entrare in Italia dobbiamo passare per Sanremo”. Il rocker, che festeggerà la ricorrenza in famiglia, come regalo di compleanno ha scelto di fare un viaggio insieme al figlio Luca di nove anni: “E’ un ragazzo distaccato da tutto” dice di lui Vasco, “del resto all’ombra di un padre come questo è logico che si stia guardando un po’ intorno per vedere da che parte andare. Io gli auguro di fare quello che vuole, magari l’avvocato”. (Fonte: La Repubblica)
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