Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol
Leonard Cohen: 'Lo studio di registrazione non è molto diverso dal monastero' (3 ottobre 2001)
Un silenzio durato nove anni, rotto dalla pubblicazione del nuovo album “Ten new songs”. E da una lunga chiacchierata con i giornalisti italiani.
Dopo “The future” (1992), Cohen è ritornato con un nuovo disco, frutto di una collaborazione a tre con Sharon Robinson (che ha scritto i brani insieme a Cohen) e Leanne Ungar, responsabile della produzione. Quest'ultima si era occupata anche del recente live “Field Commander Cohen”, contentente registrazioni risalenti al 1979. Il cantautore canadese aveva già lavorato con entrambe, e si è dichiarato completamente soddisfatto dei risultati: “La collaborazione fra Sharon, Leanne e me è rilassata e intensa. Penso che l'album lo rifletta”. E' la seconda volta che Cohen si affida completamente ad altri per un intero disco: l'unico precedente è il controverso “Death of a ladies' man” del 1977, prodotto dal mago del “wall of sound” Phil Spector (“un'esperienza interessante anche se non ha avuto successo”). L'artista ha parlato a lungo del suo lungo ritiro nel monastero a Mount Baldy, in California, per approfondire lo studio della filosofia zen: “Non cercavo una nuova religione, mi andava bene quella ebraica, ha soddisfatto tutti i miei appetiti religiosi. Non ho mai avuto il desiderio di convertirmi a un'altra fede. Lo zen non è una religione, è uno studio delle meccaniche, del clima, del tempo delle attività umane”. Curiosamente, Cohen non ha riscontrato grandi differenze fra i ritmi della vita monacale e quelli del lavoro nel suo studio casalingo: “Le giornate erano simili a quelle trascorse in monastero: dovevo svegliarmi presto per registrare le parti vocali, prima che gli uccelli cominciassero a cinguettare, il cane di mia figlia ad abbaiare e riprendessero i rumori del traffico. Si lavorava per tutto il pomeriggio, io preparavo la cena e alla sera continuavamo a lavorare”.
Pur dicendosi interessato a tornare a fare concerti, Cohen vuole prima rientrare in studio con la Robinson e la Ungar. L'autore di “Suzanne” ha anche espresso apprezzamenti positivi sul figlio Adam, anch'egli cantautore.
Per leggere il resoconto completo della chiacchierata di Rockol con l'artista canadese, vi rimandiamo alla sezione Interviste.
Un silenzio durato nove anni, rotto dalla pubblicazione del nuovo album “Ten new songs”. E da una lunga chiacchierata con i giornalisti italiani.
Dopo “The future” (1992), Cohen è ritornato con un nuovo disco, frutto di una collaborazione a tre con Sharon Robinson (che ha scritto i brani insieme a Cohen) e Leanne Ungar, responsabile della produzione. Quest'ultima si era occupata anche del recente live “Field Commander Cohen”, contentente registrazioni risalenti al 1979. Il cantautore canadese aveva già lavorato con entrambe, e si è dichiarato completamente soddisfatto dei risultati: “La collaborazione fra Sharon, Leanne e me è rilassata e intensa. Penso che l'album lo rifletta”. E' la seconda volta che Cohen si affida completamente ad altri per un intero disco: l'unico precedente è il controverso “Death of a ladies' man” del 1977, prodotto dal mago del “wall of sound” Phil Spector (“un'esperienza interessante anche se non ha avuto successo”). L'artista ha parlato a lungo del suo lungo ritiro nel monastero a Mount Baldy, in California, per approfondire lo studio della filosofia zen: “Non cercavo una nuova religione, mi andava bene quella ebraica, ha soddisfatto tutti i miei appetiti religiosi. Non ho mai avuto il desiderio di convertirmi a un'altra fede. Lo zen non è una religione, è uno studio delle meccaniche, del clima, del tempo delle attività umane”. Curiosamente, Cohen non ha riscontrato grandi differenze fra i ritmi della vita monacale e quelli del lavoro nel suo studio casalingo: “Le giornate erano simili a quelle trascorse in monastero: dovevo svegliarmi presto per registrare le parti vocali, prima che gli uccelli cominciassero a cinguettare, il cane di mia figlia ad abbaiare e riprendessero i rumori del traffico. Si lavorava per tutto il pomeriggio, io preparavo la cena e alla sera continuavamo a lavorare”.
Pur dicendosi interessato a tornare a fare concerti, Cohen vuole prima rientrare in studio con la Robinson e la Ungar. L'autore di “Suzanne” ha anche espresso apprezzamenti positivi sul figlio Adam, anch'egli cantautore.
Per leggere il resoconto completo della chiacchierata di Rockol con l'artista canadese, vi rimandiamo alla sezione Interviste.
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