E’ successo nel 2001: 25 giugno

In ‘Tre parole’ tutto il mondo di Valeria Rossi (25 giugno 2001)

“Oggi mi hanno comunicato di essere entrata in classifica”.

E’ emozionata, Valeria Rossi, mentre ci dice che il suo singolo, “Tre parole”, uscito da una sola settimana, è già uno tra i dischi più gettonati dalle radio, oltre che essere corredato da un video trasmesso in alta rotazione sui canali musicali MTV e VIVA (vedi news). Valeria ha mantenuto il suo nome di battesimo, anche se all’inizio le sembrava banale ed aveva pensato di cambiarlo: “In passato ho cercato un’alternativa, mi sono scervellata con nomi strani ed esotici, ma poi ho pensato, ‘ma perché, ma dove vado?!’ Meno male che non l’ho fatto!”. Questa è l’essenza di Valeria: semplice e complessa allo stesso tempo, timida e riservata, ma molto tenace. E salutista convinta. La carne, da oltre sei anni, è bandita dalla sua dieta, anche se non ci vengono confidate le vere ragioni. Semplicemente non vuole diventare una “schizofrenica come la maggior parte della popolazione mondiale”. .


Intervistare questa ragazza bruna, occhi vivaci e vigili – e una risata coinvolgente – non è semplice; la sua timidezza infatti si trasforma spesso in dolce aggressività, mentre tentiamo di farci confidare le passioni che hanno costellato la sua giovane vita registrandole su nastro.

Come fosse la guida spirituale di un’antica tribù, Valeria sembra temere tutto ciò che le si domanda e ogni piccolo segreto che inavvertitamente le sue labbra ci svelano; quasi le si volesse rubare l’anima. “Ah, ma è già acceso, questo registratore? Ho parlato per così tanto tempo… ho detto qualcosa di… no, vero?”. Valeria non rivela la sua età, non vuole fare il nome di nessun artista che l’ha spinta o semplicemente ispirata a diventare cantautrice; Valeria non si sbilancia. Di lei si riesce soltanto ad avere una visione sfocata, come un oggetto visto attraverso un vetro molato; ed è curioso, perché lei, al contrario, è qui davanti a Rockol, leggermente imbarazzata, un po’ orgogliosa per i complimenti, eccitata per tutto quello che da tre anni a questa parte, dopo tante porte sbattute in faccia, le è accaduto. Ed è molto spaventata. Questa sera, 25 giugno, Valeria suonerà sul grande palco di Piazza del Duomo a Milano per la Festa della Musica, insieme ad artisti italiani e stranieri come Geri Halliwell, Lucio Dalla, i Pooh, Raf e Kelly Joyce (vedi news). L’ha saputo solo venerdì scorso. Lo stesso è successo per la sua apparizione al Festivalbar a Taormina. .


La storia di Valeria inizia un “sette marzo di mutevoli espressioni”, come si legge nella sua breve autobiografia, nella cameretta dei suoi due fratelli maggiori, muniti di una buona discografia: “Sono cresciuta bene. A Tripoli sono rimasta solo un anno; tutta la mia famiglia arriva da qui. Le mie origini antiche sono siciliane e spagnole. In ogni caso mi è stata tramandata un po’ di cultura libanese, soprattutto quella culinaria, che ogni tanto – ma in vano – cerco di riprodurre. I miei fratelli mi hanno lasciato un patrimonio musicale importantissimo. Poi ho iniziato a comporre i miei pezzi”.

Quando racconta la sua storia, Valeria è fiera; e pungente, come nell’attimo in cui chiede, tra una telefonata e l’altra che interrompe un’alquanto inusuale intervista, se è possibile cambiare “quel triste alberghetto ricoperto di moquette sporca in zona Buenos Aires”.

Lei ama il sole, come recita in “Tre parole”. E laggiù è tutto così lugubre, non si riesce neppure a scorgere il cielo. “Sono sempre stata una ragazza molto tenace. All’inizio mi chiudevo nel mio mondo, presa dalle mie cose. Poi ho pensato che dovevo fare qualcosa, e ho deciso di uscire. Sono andata di porta in porta a proporre la mia musica, in ogni studio, casa discografica, stazione radiofonica. Come un rappresentante. D’altronde, è quello che sono. Il rappresentante di me stessa. Come una migrante qualsiasi sono partita da Roma con una cassetta, imbucandomi ovunque e implorando… a volte mi inventavo gli appuntamenti, ed ero talmente convincente che erano gli altri a sentirsi in difetto. Nella mia vita ho fatto di tutto: ho studiato legge, sono diventata assistente universitaria, ho lavorato come hostess, centralinista, cameriera. Poi ho deciso. E mi sono concentrata sulla musica. Io non scrivo storie, ma parlo di sensazioni. Quando compongo, scavo a fondo e pesco ciò che trovo, collegandolo alla realtà. ‘Tre parole’ nasce da un’esigenza di semplicità”. .


Oggi Valeria ha grandi progetti. Nel suo futuro prossimo c’è un intero disco, “già tutto scritto. E’ fatto di canzoni che dovranno essere lavorate per diventare coerenti con ‘Tre parole’; ci sto pensando, ma qui è tutto così imprevedibile. Non so quando uscirà. Per ora aspetto agosto, quando verrà pubblicato il secondo singolo, che però non è ancora stato scelto”.
Intanto, tra un’apparizione televisiva e un’altra, Valeria si tiene occupata con delle ottime letture. Classiche, naturalmente. “Alla fine i saggi classici sono quelli che mi danno di più. Un tempo sognavo di diventare una grande saggista. Non vedo l’ora di rileggere ‘I Miserabili’ di Victor Hugo. Quando l’ho letto la prima volta, ogni mattina diventava migliore. Credo sia in tono con la mia musica”.
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